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Il seviziatore di profughi circondato dalle sue vittime: arrestato dalla Locale a Milano | Video

 

Ecco il momento in cui Osman Matammud - il ventiduenne arrestato a Milano e ora in carcere con le accuse di sequestro di persona a scopo di estorsione, omicidio plurimo e violenza sessuale aggravata, anche su minorenni - paga il conto di tutte le sue azioni. 

È il 23 settembre, le ore 15.30 circa. Due ragazzine - una ancora minorenne e una appena maggiorenne - lo riconoscono. Lo vedono all’ingresso dell’hub per profughi di via Sammartini 38 a Milano e si accorgono subito che si tratta dell’uomo che per quattro mesi le ha seviziate e violentate. A quel punto, sono loro stesse a chiamare alcuni connazionali, che mettono spalle al muro il ventiduenne, salvato dalla furia degli altri migranti soltanto dall’arrivo della polizia locale

Da lì, nasce l’inchiesta della Locale e della procura di Milano che scoperchia il vaso sul campo di raccolta profughi di Bani Walid, in Libia, gestito proprio da Matammud, conosciuto dagli altri come Ismail. 

In quell’inferno - un “campo di concentramento”, secondo il pm Marcello Tatangelo -, nel giro di poco più di un anno centinaia e centinaia di somali sono stati torturati: gli uomini picchiati fino alla morte - gli omicidi documentati sono quattro -, le donne violentate fino allo svenimento. Sempre per mano di Ismail. 

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