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Proteste alla Statale, studenti in corteo per dire no al trasferimento nell'area Expo

Gli studenti della Statale hanno fatto partire un corteo spontaneo per raggiungere le aule dove è in corso la votazione del Senato accademico per decidere lo spostamento dell polo universitario di Città Studi nell'ex area Expo. "E' una operazione calata dall'alto che nessuno, ma proprio nessuno vuole. Una spericolata operazione immobiliare per coprire il deserto di proposta lasciato dal "grande evento" del 2015", così in un posto su facebook gli studenti che chiedono invece di potenziare e migliorare Città Studi senza alcuna necessità di un trasferimento.

La votazione si sarebbe dovuta svolgere nella sede universitaria di via Festa del Perdono, ma è stata poi spostata all’ultimo momento nella sede di via Sant’Antonio per il timore da parte dell’amministrazione universitaria di possibili contestazioni. Un corteo di studenti si è quindi diretto verso il nuovo luogo della votazione del Senato. In via Sant’Antonio sono state però disposte decine unità di forze dell’ordine, che hanno bloccato i manifestanti caricandoli.

“E’ gravissimo il fatto che dopo tutte le forme di protesta messe in atto da studenti, docenti e cittadini, il Rettore Vago metta in atto queste misure repressive nei confronti di chi protesta senza la minima possibilità di confronto", dice Serena Vitucci di LINK MIlano che continua: "Ormai da quasi due anni non solo gli studenti ma anche docenti, ricercatori, personale tecnico amministrativo dell’università e cittadini residenti nel quartiere di Città Studi si sono schierati contro la decisione del Rettore Gianluca Vago di trasferire i dipartimenti del polo scientifico della Statale nell’ex area Expo, rimasta inutilizzata dopo che i bandi per l’assegnazione di quegli spazi erano andati deserti.

Questo piano finanziario affiderebbe la gestione del futuro cantiere a un immobiliarista privato, che si prenderà carico dell’intero patrimonio immobiliare di Città Studi, che la Statale non è riuscita a vendere, al prezzo di un salato canone annuo. Il giorno dopo questa decisione noi studenti ci troveremmo quindi con un università indebitata fino ai limiti di legge, legata mani e piedi ad un operatore privato, e con il serio rischio che Città Studi non veda più un euro durante gli anni di transizione.”

Immagini fb MilanoInMovimento.

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