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Sciopero dei taxi a Milano: strade bloccate dai tassisti in corteo. Video

Nella giornata dello sciopero nazionale delle auto bianche a Milano i disagi maggiori si sono visti in centro città

Strade bloccate e taxi fermi. Nella giornata dello sciopero nazionale dei tassisti contro le liberazioni, mercoledì 24 novembre, anche a Milano ci sono state ripercussioni per il traffico, specialmente in Centro città e attorno alla stazione Centrale (video girato in piazza della Repubblica). La manifestazione, confermata da tempo sul sito del ministero delle Infrastrutture e i trasporti, durerà dalla 8 alle 22. È la seconda protesta nel giro di poco più di un mese. I tassisti pretendono direttamente lo stralcio dell'articolo 8 del ddl Concorrenza. 

Il disegno di legge contiene alcune deleghe al governo per la disciplina di determinati settori. Tra queste c’è quella sul “riordino dei servizi di mobilità urbana non di linea”. Di fatto l’esecutivo, a sei mesi dall’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, adotterà un decreto legislativo che, tra le varie, garantisce la “promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”. In pratica il governo apre alla concorrenza per dare una maggiore possibilità di scelta agli utenti con regole più stringenti per i servizi di taxi ed Ncc, quali ad esempio Uber. 

"Il Governo deve bloccare le multinazionali che stanno deregolamentando il trasporto pubblico locale non di linea" ha detto Nicola Di Giacobbe, segretario nazionale di Unica Cgil Taxi commentando le nuove norme.

"Il ddl - prosegue - non risponde all'urgenza e all'emergenza in atto nel settore. Il Governo deve mettere fuori dal mercato le multinazionali e con la concertazione di arrivi a un riordino delle app tecnologiche. Il Governo ha tempi troppo lunghi e questo sta favorendo le multinazionali che stanno continuando a deregolamentare i servizi. Inoltre serve un intervento che sospenda le attività delle multinazionali che, non dimentichiamocelo, sono degli intermediari tra domanda e offerta in Italia ma che pagano le tasse in altri paesi. Il Governo deve intervenire e non far finta di non vedere".

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