Keita, dalla Guinea all'Italia: "Oggi ho paura di vivere qui, vorrei solo far capire che l'immigrazione non è un problema"

Keita, cittadino della Guinea, in Italia da due anni e otto mesi, lavora ed è regolarmente inserito nel tessuto sociale del nostro Paese. Dopo i fatti di Macerata, prima, e dopo l'omicidio in Calabria (seppur, quest'ultimo, non pare essere a sfondo razzista), Keita ha paura. Ha paura perché tra questi due episodi altre micce si sono accese, ha paura perché il vento dell'intolleranza sembra soffiare più forte. Ha paura. E non si sente in sicurezza.

"Non sono cattivi gli italiani, perlomeno non lo sono tutti - dice - ma vorrei che la gente capisse che i migranti possono contribuire all'evoluzione sociale ed economica di questo territorio. Anche noi possiamo dare qualcosa".

Keita si rivolge poi alla politica, a questo governo: "Con i rimpatri il problema lo si può fermare per un momento, per un periodo. Ma non cambierà nulla. Quando in un paese c'è la guerra, ci sono problemi economici, sociali, c'è povertà e non si sta bene, quando un paese vive questi dramma - continua Keita - è normale andare via, è normale andare in un altro paese. Anche gli italiani sono andati all'estero, no ? E allora, siamo tutti uguali, bisogna cercare di aiutarsi l'un l'altro".

In ricordo di Soumayla Sacko, il ventinovenne del Mali ucciso a colpi di fucile a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, mercoledì 6 giugno si è tenuta una manifestazione sotto la Prefettura. Sabato 9 giugno, invece, un grande corteo attraverserà le vie di Milano per gridare con forza che questa città è e vuole essere antirazzista.

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