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Milano, nella moschea del presunto estremista islamico: "Issa era un bravo ragazzo"

Un giro nel centro di via Carissimi a Milano durante l'orario di preghiera, la stessa moschea frequentata dal presunto radicalizzatore arrestato mercoledì

 

Alle 18.45, un quarto d'ora prima dell'orario previsto per una delle cinque preghiere obbligatorie del giorno, fuori dal centro sono in quattro. Il cancello è ancora chiuso perché il responsabile, che non è l'Imam, è ancora impegnato al lavoro e lui è l'unico che ha le chiavi per aprire il lucchetto che blocca l'ingresso della piccola moschea, che sorge accanto a palazzi residenziali eleganti e signorili. Uno dei ragazzi, che non è di Milano, se ne sta un po' più in disparte, mentre gli altri tre - due marocchini e un bengalese - chiacchierano tra loro dopo il classico "Salam Aleikum" scambiato a prima vista.

Non sanno, o almeno giurano di non sapere, che quel centro di preghiera è lo stesso "fotografato" dai carabinieri nell'indagine che ha portato in carcere Nicola Ferrara, 38 anni, nato a Canosa di Puglia, a Milano da 10 anni e da mercoledì mattina in manette con l'accusa di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo internazionale e dall’utilizzo dello strumento informatico e telematico. A fermare Issa, come si faceva chiamare nella sua nuova vita da musulmano, sono stati i carabinieri del Ros - guidati da Andrea Leo - che hanno iniziato a tenerlo d'occhio proprio dopo averlo notato, vestito con abiti islamici, fuori dal centro culturale di preghiera "Al Nur" di via Carissimi 19 a Milano, frequentato soprattutto da bengalesi di orientamento sunnita. 

Nicola, l'estremista di casa a Milano

Secondo gli investigatori e gli inquirenti - il magistrato Alberto Nobili ha parlato di "un odio feroce di Ferrara verso i miscredenti" -, il 38enne cercava di fare proseliti sul web e sui social ha pubblicato migliaia e migliaia di video, foto e audio che incitano al martirio e glorificano le gesta dei jihadisti dell'Isis. Proprio in quel centro di preghiera di via Carissimi l'idea che hanno di Nicola Ferrara - "l'italiano", lo chiama qualcuno di loro - è però molto diversa. 

"Ma come lo hanno arrestato? Ma quando? Ma non è possibile", ripete un ragazzo che dice di averlo visto l'ultima volta non più di una settimana fa al centro di preghiera. Nicola - "Issa, che vuol dire Gesù" - "è un bravissimo ragazzo, non ha mai dato nessun problema. Nella nostra religione non esistono queste cose - giura il fedele -. Jihad, Isis, guerra santa, sono tutte cose contro Maometto. Nicola era bravo, tra qualche settimana doveva anche sposarsi". E in effetti, hanno accertato i carabinieri, a breve Ferrara avrebbe dovuto sposare una donna conosciuta durante uno dei suoi viaggi tra il Qatar e gli Emirati Arabi, dove - sempre secondo le indagini - era andato di sicuro per imparare la lingua, ma probabilmente anche per "accelerare" il suo percorso di radicalizzazione e per trovare un modo per arrivare in Afghanistan. 

Jihad, covid dono di Allah e armi per i miscredenti: la follia del 38enne

Intanto accanto al marciapiede accosta un furgone bianco dal quale scende il responsabile. Il cancello si apre, i fedeli percorrono la discesina che conduce alla porta d'ingresso e si svela la moschea - "abusiva" secondo il consiglio di Stato -, che in realtà altro non è che uno scantinato tinteggiato di bianco e verde, il colore della fede islamica. 

"È venuto qui qualche volta", ammette il responsabile quando gli altri gli dicono il nome di Issa. Anche lui sembra sorpreso, anche lui giura che i musulmani condannano qualsiasi forma di violenza fatta nel nome di Allah e anche lui assicura che lì Nicola Ferrara non ha mai parlato con nessuno né lanciato segnali che potessero far preoccupare.

Eppure è proprio osservando due 17enni fuori dal centro di via Carissimi che i carabinieri sono arrivati a Ferrara, che intercettato "esultava" per il covid in Italia, ritenuto "un dono di Allah". Poi da lì al suo Facebook e alla sua piattaforma Sound cloud. Uno degli ultimi "nasheed", canti, pubblicato da "Issa l'italiano" sul suo profilo recitava così: "Vieni e indossa una carica esplosiva, accorri ed esplodi, così è la morte migliore ed è migliore il destino".

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