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Via Gola, ecco perché il 'Nidaba' rischia di chiudere: "Se i negozi falliscono qui resta solo il degrado"

Lo storico locale milanese al centro di un contenzioso burocratico con una società immobiliare che compra esercizi commerciali trasformandoli in appartamenti (con il benestare del Comune)

 

Risse, spaccio, assembramenti senza mascherine, e ora anche una vicenda burocratica che rischia di far fallire uno degli ultimi presidi di socialità del quartiere. Non c’è pace per i negozianti e i residenti di via Gola, lungo il Naviglio Grande, una delle piazze di spaccio più note di Milano, dove oltre all’ormai nota situazione di degrado si aggiunge ora anche la possibile chiusura dello storico locale Nidaba Theatre, al centro di un contenzioso con una società immobiliare che (con il benestare del Comune) acquista esercizi commerciali in crisi per trasformarli in appartamenti.

Il contenzioso burocratico

"Il cambio di destinazione d'uso dei locali acquistati da questa società immobiliare - spiega il padrone del 'Nidaba' Massimo Ricciardo - ci costringe a fare dei lavori di insonorizzazione che, di fatto, costerebbero molti e soldi senza tuttavia risolvere alcun problema. Oltretutto l'amministrazione comunale ha permesso che i negozi venissero trasformati in abitazioni senza richiedere alla società in questione alcun documento di "valutazione di clima acustico", solitamente necessaria, lasciando così sulle nostre spalle gli oneri di insonorizzazione. Non capiamo perché da parte del Comune ci sia questo tipo di favoritismo nei confronti della società immobiliare".

Presidio contro il degrado

"Qui in via Gola siamo ormai ostaggio di spaccio, risse e assembramenti senza mascherine - continua Ricciardo -. Proprio per queso motivo quel che ci sta accadendo è assurdo. Appena un anno fa il sindaco Beppe Sala era venuto qui in via Gola dicendo che favorire i negozianti e l'apertura di nuovi locali era un modo per creare un presidio indiretto contro l'illegalità. Perché quindi ora l'amministrazione ci sta mettendo in questa situazione? Se le cose resteranno così saremo costretti a chiudere, con buona pace dell'Ambrogino d'oro che ci era stato conferito nel 2016 per aver portato a Milano importanti artisti internazionali".

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