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Milano, la protesta delle mogli dei detenuti di San Vittore: "I miei figli chiedono di vedere il papà da mesi"

I parenti dei carcerati nella casa circondariale di Piazza Gaetano Filangieri chiedono la riapertura dei colloqui familiari

 

Tornano a protestare i parenti dei detenuti nelle carceri milanesi, con una manifestazione organizzata sabato 12 dicembre sotto al muro di cinta di San Vittore. Un sit-in lontano dai toni delle rivolte dello scorso marzo, che avevano interessato numerose case circondariali in tutta Italia, ma identico nella sostanza delle richieste: riaprire i colloqui tra detenuti e parenti.

"Non vedo mio marito da ottobre - spiega la moglie di un detenuto - I miei figli chiedono continuamente quando lo rivedranno. Quella del Covid è solo una scusa, perché i colloqui si potrebbero fare in sicurezza. La verità è che dentro le carceri mancano mascherine e disinfettanti, e quindi non si autorizzano nemmeno i colloqui. I nostri parenti vivono in condizioni pessime da quando è iniziata la pandemia, ma nessuno ne parla".

"Mio marito non può videochiamare il padre a causa di un cavillo burocratico - spiega un'altra coniuge - Per motivi di età non può accedere alle visite di persona, perché è un soggetto a rischio. Questo tuttavia gli impedisce di fare anche i video colloqui. È una situazione paradossale. L'altro giorno ero in collegamento con mio marito e quando ho fatto subentrare il padre hanno interrotto la video chiamata, perché lui non è autorizzato".

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