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Milano scende in piazza in ricordo del giovane ucciso in Calabria. I migranti: "Abbiamo paura"

 

Soumayla Sacko, il ventinovenne del Mali ucciso a colpi di fucile sabato scorso a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria, era un attivista sindacale dell’Usb. Quelle lamiere che stava portando via da un capannone abbandonato gli sarebbero servite per costruirsi una casa, o meglio, una baracca.

Chi gli ha sparato, chi lo ha ammazzato sarebbe già stato identificato, per gli investigatori si tratta del nipote di uno dei soci proprietari della ex fornace in cui è avvenuto il delitto. Ad accendere i riflettori per ricordare il giovane sono scesi in piazza tanti appartenenti al sindacato insieme ai ragazzi di altre sigle che hanno voluto riunirsi sotto la Prefettura.

Una manifestazione per chiedere il massimo rispetto di un giovane sfruttato e che si batteva per i diritti di chi come lui viveva una situazione al limite della schiavitù, e poi in piazza, proprio sotto la Prefettura, per chiedere che il Governo si faccia carico delle spese per il rimpatrio della salma. In Mali lascia una moglie e una bambina di 5 anni.

Oggi tanti immigrati hanno paura, quell’omicidio in Calabria non pare essere a sfondo razzista, ma gli episodi di intolleranza negli ultimi mesi si sono ripetuti. Milano c'è, Milano risponde con questa mobilitazione e soprattutto con il grande corteo previsto per il pomeriggio di sabato 9 giugno, un corteo definito antirazzista a cui sono chiamati a partecipare tutti i cittadini.

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