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Milano #IoApro, la protesta del ristorante La Parrilla: dentro 90 clienti ma arrivano i carabinieri. Video

Le immagini della serata nel locale pieno di cliente e l'arrivo delle forze dell'ordine

 

Sulle loro pagine social lo avevano annunciato chiaramente, chiamando i clienti a raccolta, e così è stato: il ristorante La Parrilla di Milano venerdì 15 gennaio ha aperto per protestare contro i decreti anti coronavirus che penalizzano i commercianti e i ristoratori.

Per l'iniziativa, non legale, di apertura di ristoranti nonostante le restrizioni in vigore per l'epidemia da covid-19 era stato anche aperto un sito, IoApro.org, che mostra i ristoranti aderenti al progetto nato in rete di "disobbedienza gentile". Il portale è però rimasto praticamente vuoto: le adesioni, nonostante i numeri roboanti degli organizzatori in tutt'Italia, sono nulle (almeno sul sito). 

La protesta

Secondo gli organizzatori, che offrirebbero anche tutela legale in caso di multe, la mobilitazione, che loro definiscono di "disobbedienza gentile", avrebbe già raccolto 50mila adesioni in tutta Italia. E nelle città dove 'Ioapro' ha riscosso maggiore successo - tra cui la stessa Milano - sarebbero centinaia i locali pronti a riaprire violando i divieti e rischiando di essere multati. Almeno sulla carta. Sicuramente La Parrilla lo ha fatto.

Mary La Passionaria, com'è nota la titolare, lo aveva detto e così ha fatto. Il ristorante si è così riempito di clienti, giornalisti e a un certo punto sono arrivati anche i rappresentanti delle forze dell'ordine per le multe del caso, come testimonia il video di @bacci_thereal su Instagram.

I ristoratori che hanno abbracciato la protesta si sono anche dotati di una sorta di 'Dpcm alternativo e autonomo', che il suo ideatore ha chiamato Decalogo Pratico Commercianti Motivati e che prevede, tra le altre regole, la chiusura alle 21.45, l'obbligo di indossare la mascherina e di tenere vuoti la metà dei tavoli.

"Non è mai stata presentata un'indagine epidemiologica che accerti i contagi nei locali, a differenza di quanto può accadere sui mezzi pubblici o nei supermercati - sostiene Carriera, già sanzionato per aver riaperto alcuni suoi locali -. Vogliamo poter lavorare, ma saremo i primi a puntare il dito contro chi non rispetta le norme di sicurezza". Alla riapertura - illegale - potrebbero partecipare anche bar, teatri, cinema e palestre.

La posizione di Fipe Confcommercio

"Come Fipe, la più importante associazione di categoria per numeri e qualità dei soci - ha commentato al telefono con MilanoToday, il presidente Lino Stoppani - abbiamo uno stile e una storia di rispetto delle istituzioni e della legalità. Va detto anche che questa iniziativa è un chiaro segno delle difficoltà del nostro settore e di un disagio sociale grave. Dopo 160 giorni di lockdown sono molte le attività che hanno subito pesanti danni, materiali e non solo. Si tratta di soggetti che vedono bloccato il proprio lavoro e così spento il presente, ma anche il futuro, del proprio esercizio". 

"Noi però, come abbiamo sempre fatto, rispettiamo le norme - ha continuato Stoppani -. Questa protesta può avere gravi conseguenze. Oltre alla sanzione pecuniaria e alla possibile sospensione dell'attività, per chi vi aderisce si può configurare anche un reato penale. Noi di certo non esporremo i nostri esercenti a prendere una posizione per la quale potrebbe venirgli contestato un reato contro la salute pubblica".

L'assessore regionale appoggia indirettamente la protesta

"Ristoranti e bar chiedono di poter tornare a lavorare basandosi su quanto era stato deciso fin dall'inizio dal Ministero della Salute e dal Comitato Tecnico Scientifico", ha detto il nuovo assessore allo sviluppo economico di regione Lombardia che ha commentato così "#IoApro", la protesta di alcuni imprenditori e commercianti che hanno annunciato per venerdì prossimo l'apertura delle loro attività nonostante i divieti previsti dall'attuale Dpcm per l'emergenza covid. 

Nella sua nota, l'assessore leghista ha richiamato i vecchi proposti del governo che "aveva previsto tutta una serie di requisiti e protocolli sanitari per l'intera categoria affinché potessero continuare a operare in piena sicurezza. A questo punto, c'è da capire - le sue parole - se il governo vuole smentire se stesso oppure è semplicemente contro i ristoratori".

"Dall'esecutivo - ha detto ancora l'assessore - serve assoluta chiarezza su aperture ed eventuali chiusure. Non può continuare a cambiare decisioni ogni settimana in quanto, così facendo, si creano ulteriori disagi a tutto il comparto già flagellato dagli effetti di questa crisi pandemica", ha sottolineato Guidesi, che sembra così appoggiare indirettamente l'azione di protesta dei ristoratori.

"Decidere chi può lavorare e chi no, dall'oggi al domani, con cambiamenti continui, crea ulteriori problemi economici al settore che ha la necessità di programmare le sue attività senza dover rischiare di sprecare le forniture con un conseguente aggravio economico. Programmazione, chiarezza e ristori adeguati e immediati - ha concluso - sono le urgenze per far sopravvivere un settore importante". 

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