Uno sfratto non eseguito da oltre un anno, in casa c'è una mamma e un bambino. La Milano dei diritti negati

Appuntamento alle 8.30, come il mese scorso, come quasi ogni mese da un anno per liberare un appartamento abusivamente occupato e restituirlo al legittimo proprietario, che è presente insieme a quelli che dovrebbero essere i nuovi inquilini, perché quell'alloggio ha deciso di affittarlo.

Ci sono, in borghese, gli uomini delle forze dell’ordine, c’è il fabbro, che attende nel suo furgone e che mai entrerà in azione. Ci sono i ragazzi dei centri sociali che chiedono con forza che prima venga rispettato il diritto ad una abitazione e che chi occupa, una donna con il suo bambino, abbia innanzitutto una nuova casa.

Ci sono tutti, manca l’avvocato che deve eseguire lo sfratto. Arriva, raggiunge l’appartamento e torna giù. Anche stavolta, nulla di fatto. Tutto rinviato al prossimo 15 maggio, per motivi di ordine pubblico, quando ancora una volta si ritroveranno tutti sotto al balcone di una casa che ha un proprietario e poi ha un inquilino che la occupa.

Una donna che con il suo bambino non può certamente andare a dormire per strada, e qui entra in gioco tutto il sistema davvero farraginoso dell’assegnazione delle case popolari con le tantissime abitazioni sfitte e, appunto, non assegnate, con i tanti alloggi occupati e con i legittimi proprietari che non sanno più a chi appellarsi. Ognuno con i suoi diritti. Chi rivendicando il diritto alla proprietà, chi rivendicando il diritto alla casa e poi, forse entrambi, rivendicando il diritto ad una dignità troppo spesso calpestata dalla burocrazia.

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