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Lo smart working manda in pensione la pausa pranzo: "Fatturato a -70%, così chiudiamo"

Hanno resistito al lockdown e seguito le regole durante la fase 2, ma senza la riapertura degli uffici molti esercizi commerciali hanno perso quasi il 70% dei clienti

 

La crisi di bar e ristoranti continua anche dopo la fase 3 della pandemia, e così dopo aver resistito al lockdown e seguito le regole della fase 2, ora per gli esercenti di Milano ecco un nuovo nemico: lo smart working. Con la maggior parte degli uffici ancora chiusi e i dipendenti che lavorano da remoto, il cosiddetto "indotto della pausa pranzo" sta registrando perdite record.

"Siamo circa al 70% di clienti in meno - spiegano cinque ristoratori intervistati da Milano Today in vari quartieri della città -. Ormai prepariamo da mangiare sperando di fare qualche coperto nelle ore in cui c'è più passaggio. Nel frattempo alcuni di noi hanno dovuto mettere in cassa integrazione dei dipendenti o fare turni ridotti per far lavorare ciascuno un minimo garantito. Speriamo che a settembre le cose cambino perché senza turisti e senza persone negli uffici la crisi si sta facendo sentire duramente".

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