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Montava lacci d'acciaio per la caccia nel Parco del Ticino: denunciato un 31enne

Questi strumenti sono vietatissimi e per di più l'uomo li stava posizionando in area naturalistica

Si chiamano trappole non selettive. Sono utilizzate dai cacciatori disonesti per cacciare di frodo, sono illegali, possono colpire non soltanto gli animali "obiettivo" ma anche altre specie, magari protette, e perfino i cani non al guinzaglio. Ad Abbiategrasso i guardacaccia hanno individuato e denunciato un 31enne che le utilizzava.

Lo hanno sorpreso mentre posizionava 14 lacci d'acciaio per catturare la fauna presso il Bosco del Moro, in area naturalistica (siamo nel territorio del Parco del Ticino). L'uomo risponde nono soltanto di caccia con mezzi non consentiti, ma anche di caccia in giornata di divieto e caccia in parco naturale. Non ce n'era una giusta, insomma.

Una semplice ricerca su Google fa capire che l'abitudine (vietatissima) di utilizzare i lacci d'acciaio per la caccia non è così inusuale. Il motore di ricerca restituisce casi in tutta Italia. I lacci vengono posizionati dove si sa che transitano gli animali selvatici, tra cui lepri e cinghiali, che rimangono incastrati. I lacci sono legati in modo tale che l'animale non riesca più a liberarsi, anzi muovendosi il cappio si stringe sempre più alla parte incastrata. Inutile aggiungere che le sofferenze sono atroci. Di solito la "preda" muore poi per soffocamento.

L'utilizzo dei lacci per cacciare può anche comportare il reato di maltrattamento di animali. Le persone che frequentano le aree di caccia o anche aree naturalistiche dove in teoria la caccia è vietata e che s'imbattono in questo genere di trappole possono rivolgersi alla polizia provinciale, alle guardie venatorie o alle autorità del parco, se di parco si tratta.

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