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Ex riformatorio Marchiondi, il sindaco e il Municipio 7 d'accordo: via il vincolo monumentale

L'edificio, progettato nel 1952, è considerato simbolo dell'architettura brutalista e un suo modellino è esposto al MoMa di New York

Vincoli eccessivamente rigidi che bloccano lo sviluppo. Se n'è parlato (e se ne parlerà) per l'intero quartiere QT8, recentemente sottoposto a vincolo monumentale con quattro diversi "gradi" di tutela, e se n'è parlato anche per l'ex istituto Marchiondi di Baggio, in via Noale. Per una volta, Comune di Milano e Municipio 7 (maggioranze politiche diverse) concordano sul fatto che il vincolo monumentale "stritoli" le possibilità di riconversione dell'edificio, completamente abbandonato e ridotto a uno scheletro.

Vincolato perché considerato simbolo di archiettura brutalista (per via del cemento armato a vista, scelto dal progettista Vittoriano Viganò nel 1952), il Marchiondi è stato un riformatorio per giovani prima della chiusura negli anni '70. L'immobile passò in proprietà al Comune di Milano nel 1985 e, nel 2008, ne venne riconosciuto il carattere monumentale. 

La necessità di reperire 25 milioni di euro bloccò, qualche anno fa, l'ipotesi di convertirlo in studentato, secondo un progetto comune di Politecnico di Milano e Fondazione Cariplo. Da lì in avanti il Marchiondi è rimasto in stato di completo abbandono, varie volte occupato da senzatetto in cerca di un riparo.

«Togliere il vincolo se impedisce sviluppo»

Il vincolo monumentale fa sì che in pratica non si possa "toccare" la struttura di un edificio effettivamente ritenuto importante (un suo modellino è esposto al Museum of Modern Art, il MoMa, a New York), così limitando di molto, se non rendendo impossibile, un suo recupero, di qualunque genere sia.

Sul Marchiondi, ma anche su altri casi che dovessero "spuntare" a Milano, il sindaco Sala ha specificato che è un problema se «un vincolo troppo rigido finisce col far sì che quelle aree non verranno mai recuperate». Parole di miele per Marco Bestetti, presidente del Municipio 7 ed esponente di Forza Italia, secondo cui «dell'originale gioiello architettonico non è rimasto più nulla, solo un rudere senz'anima che non rende onore né alla sua storia né al progetto».

«La Sovrintendenza - conclude Bestetti - ha due possibilità: o mette a disposizione le (ingenti) risorse necessarie per il recupero, o rimuove il vincolo e consente finalmente la riqualificazione dell'area, che il quartiere aspetta da troppo tempo. Il prolungamento della M1 verso Baggio potrebbe rappresentare l'occasione per portare al Marchiondi una funzione di interesse pubblico compatibile con il prestigio architettonico dell'edificio. Ma per farlo serve che le rigidità del vincolo siano rimosse».

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