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Venerdì, 27 Maggio 2022
Porta Vercellina Via Washington Porta Magenta / Via Giuseppe Dezza

Via Dezza, il campo da basket intitolato all'ex allenatore Mario Borella

Il ricordo di Borella, storico coach delle giovanili della squadra di Milano. Presente il "mitico" Sandro Gamba, che fu suo allievo

Il campo da basket di via Dezza, zona Porta Vercellina, è stato intitolato sabato a Mario Borella, storico allenatore di pallacanestro milanese. E l'evento si è trasformato in una vera e propria festa per il quartiere: il "Borella Day" ha visto per tutta la giornata alternarsi sul campo formazioni giovanili e amatori di questo sport.

Mario Borella fu un celebre allenatore di basket giovanile: negli anni '50 e '60 da coach della Simmenthal Milano formò giovani del calibro di Sandro Gamba, Domenico Ongaro e Filippo Faina. Si occupò anche di formazione nel riformatorio Beccaria. Per "festeggiare" l'intitolazione si sono visti in via Dezza, tra gli altri, lo stesso Sandro Gamba ma anche Dan Peterson e una rappresentanza di cestisti dell'EA7 Milano.

A fare gli "onori" di casa, l'assessore Chiara Bisconti e il presidente della commissione sport di zona 7 Lorenzo Zacchetti. "Nel mio lavoro di giornalista - ha dichiarato Zacchetti - sono stato anche direttore editoriale di 'Superbasket', quindi mi fa particolarmente piacere ricordare una figura che incarna l'idea di sport come fattore di coesione sociale che caratterizza tutta l'amministrazione".

IL RICORDO DI SANDRO GAMBA - Il grande cestista della Simmenthal ricorda così il suo mestro Borella nel suo libro "Il mio basket" (Baldini e Castoldi 2012). "Mi ero ritrovato nel mezzo di una sparatoria tra partigiani e fascisti in via Washington, dove stavo giocando a calcio con gli altri bambini del quartiere. Mi beccai due pallottole nella mano destra, e il verdetto dei medici fu spietato: era necessaria l'amputazione. I miei genitori si opposero con forza a questa soluzione (e per questo non finirò mai di ringraziarli) e io iniziai il mio percorso di riabilitazione 'fai da te'. Giravo sempre con una pallina da tennis in tasca, e durante il giorno la stringevo con forza per cercare di recuperare la funzionalità della mano. Quando, nell'agosto di quell'anno (1945, n.d.r.), Mario Borella fece il suo ingresso nella mia vita, suggerendomi di provare con la pallacanestro per fare riabilitazione".

"(..) Borella fu il mio allenatore fino a 18 anni: una sorta di maestro di scuola. Così come sui banchi si inizia dalle aste e dai puntini, lui sul campo mi insegnò le basi della pallacanestro. Un maestro vecchio stampo: se sbagliavi, capitava anche che ti tirasse una pedata nel sedere".

 
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