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La bonifica costa troppo, area verde ceduta a un Fondo. «Ma resta aperta a tutti»

Il timore della speculazione immobiliare da parte della maggioranza di centrodestra del Municipio 7. Arienta (Pd): «Il Comune non può permettersi la bonifica ma l'area sarà comunque pubblica»

Il Comune di Milano ha ceduto l'area verde dell'ex asilo di via Martinetti (zona Rembrandt-Bande Nere) al Fondo immobiliare Milano II, gestito da Bnp Paribas, in vista della vendita sul mercato. La delibera del consiglio comunale è del 31 gennaio 2019 e contiene il conferimento al Fondo varie aree e immobili. E' stata approvata all'unanimità con voto favorevole non solo della maggioranza di centrosinistra ma anche dei consiglieri presenti di Forza Italia e Milano Popolare (centrodestra), e l'astensione della Lega e del Movimento 5 Stelle.

Ma ora è scoppiata la polemica: qualcuno teme che il conferimento al Fondo si traduca in «speculazione immobiliare», mentre da Palazzo Marino assicurano che l'intenzione è mantenere l'uso pubblico dell'area, escludendo nel modo più assoluto qualsiasi nuovo palazzo residenziale, consentendo però all'amministrazione di risparmiare gli ingenti costi di bonifica del terreno, che sarebbe necessaria per una completa fruizione.

Lo spazio verde di via Martinetti è un'area dalla storia piuttosto travagliata, tra procedimenti giudiziari e atti vandalici ripetuti negli anni. L'opzione di concessione dell'area a un privato (mantenendo l'uso pubblico e consentendogli comunque qualche servizio per farlo rientrare dell'investimento) era stata ventilata in una assemblea pubblica dall'assessore ai lavori pubblici Gabriele Rabaiotti, come opzione per abbattere sia i costi della risistemazione (e soprattutto della bonifica), sia i tempi, altrimenti proiettati fino al 2021.

Bonifica troppo onerosa

Durante l'assemblea, Rabaiotti aveva spiegato che, dopo l'abbattimento dell'asilo e la rimozione dell'amianto, l'inquinamento del terreno era risultato troppo elevato perché si potesse riaprire al pubblico lo spazio senza una bonifica. E aveva illustrato alcuni possibili utilizzi con i relativi costi. Il più "economico" sarebbe un parcheggio pubblico, con una spesa di meno di un milione di euro (e bonifica più blanda). Altrimenti, spazio verde con giochi per bambini con o senza campetto da gioco scoperto. In tal caso, la bonifica costerebbe circa 2 milioni e mezzo di euro oltre a 140 mila euro per la sistemazione del verde e, eventualmente, 100 mila euro per il campetto. I cittadini si erano pressoché tutti espressi contro l'opzione del parcheggio.

La notizia della cessione al Fondo, come un fulmine a ciel sereno, ha scatenato le polemiche. «La decisione di cedere l'area al fondo gestito da Bnp Paribas è un grave danno per tutto il quartiere, vista l'evidente natura speculativa del Fondo immobiliare, le cui finalità rischiano di porsi in assoluto contrasto con le legittime aspettative del Municipio e dei suoi cittadini», ha scritto su Facebook Marco Bestetti, di Forza Italia, presidente del Municipio 7, promettendo una «mobilitazione a difesa del quartiere». Di qui la richiesta di un incontro con Rabaiotti e altri assessori.

Dalla maggioranza di centrosinistra a Palazzo Marino arriva invece la difesa della scelta del Comune. «Riqualificheremo l'area col sostegno del privato, lasciando la destinazione pubblica», ha chiarito Alice Arienta, consigliera comunale del Partito Democratico: «Un intervento su via Martinetti con sole risorse pubbliche era irrealizzabile. Per questo, per evitare di lasciare l'area senza un progetto, si è deciso di inserirla nel Fondo».

«Un'amministrazione responsabile - ha proseguito Arienta - richiede scelte ed è importante che per l'area Martinetti si sia deciso di opzionare una gestione privata con valorizzazione in attesa di risorse comunali che non c'erano. L'obiettivo è riqualificarla col sostegno del privato lasciando la destinazione pubblica».

Tra le proposte emerse da parte dei cittadini durante l'assemblea pubblica per unire il recupero dell'area verde a una valorizzazione, si era parlato di una biblioteca o di un auditorium al servizio sia del quartiere sia dell'adiacente scuola media Gulli. 

Il processo e gli atti vandalici

Palazzo Marino, nel 2013, aveva perso una causa per "occupazione usurpativa" contro le due sorelle proprietarie dell'area: secondo i giudici non si poteva applicare l'usucapione perché, nonostante la fotografia di una cancellata risalente al 1973 ("prova", per il Comune, che era iniziata l'occupazione pubblica), in un fax dell'amministrazione, risalente al 2005, si leggeva che l'occupazione era iniziata in realtà nel 1995. Tuttavia i giudici avevano "salvato" l'uso pubblico dell'area, ormai consolidato, riservando alle due donne soltanto un risarcimento.

Ben più seri i problemi relativi al danneggiamento delle attrezzature interne al giardino. Nel 2012 un gruppo di mamme scoprì che un'altalena era stata incendiata, pochi mesi dopo la ristrutturazione e la riapertura. Un anno dopo, una nuova risistemazione e l'inaugurazione con festa e pic-nic all'aperto. Nel 2014 un atto vandalico venne fotografato in diretta da un gruppo di mamme, facendo anche nascere un acceso diverbio.

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Gli atti vandalici si sono poi susseguiti negli anni fino all'abbattimento dell'ex asilo e all'interdizione dei giardini al pubblico.

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