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Lorenteggio Giambellino Tortona / Via Savona

Milano avrà una piazza intitolata a Enrico Berlinguer

La decisione in giunta martedì mattina. Fu il segretario del Pci più critico verso l'Unione sovietica. Con lui il massimo storico del partito, negli anni '70. Introdusse la "questione morale" nel lessico politico italiano

A Milano ci sarà una piazza intitolata a Enrico Berlinguer, l'ex segretario del Partito comunista, come già si ipotizzava. Lo ha deciso la giunta martedì mattina. Il luogo scelto è una nuova piazza pedonale tra via Savona e via Tolstoj, da poco realizzata, presso gli ex uffici della Osram.

L'intento della giunta è quello di riservare soprattutto alle donne, per il futuro, "l'onore" di una intitolazione, dato che - secondo un recente studio - la percentuale di vie e piazze intitolate al "gentil sesso" è davvero troppo bassa.

CHI E' BERLINGUER

Nacque a Sassari da nobili origini. Iscritto al Pci nel 1943 dopo gli studi liceali e arrestato, dopo la Liberazione si trasferì a Salerno e conobbe Togliatti tramite suo padre (che era stato compagno di scuola del "Migliore"). Eletto deputato nel 1968, divenne segretario del Pci nel 1972: aveva già avuto modo di farsi notare contestando alcune decisioni dell'Unione sovietica. Fautore del cosiddetto "eurocomunismo", ovvero un modello di stato comunista differente da quello dell'Urss, fece timide aperture alla Nato. Sotto la sua segreteria, a metà degli anni '70, il Pci raggiunse il massimo del consenso.

In contemporanea con l'escalation del terrorismo, impose una linea "della fermezza" che mantenne anche durante i terribili mesi del sequestro di Aldo Moro. In seguito pose al centro della propaganda del Pci la "questione morale", che ormai è diventata un'espressione strettamente legata alla personalità di Berlinguer.

Morì a Padova nel 1984 durante un comizio che si rivelò drammatico: Berlinguer venne colpito da ictus mentre parlava, ma volle proseguire anche contro gli astanti che lo incitavano a smettere, essendo evidente il suo stato di malessere. Alla fine del comizio entrò in coma e morì dopo 4 giorni. Al funerale civile partecipò circa 1 milione di persone: alla tomba rese omaggio (tra l'incredilità generale) anche il suo più acerrimo avversario, l'allora segretario del Msi-Dn Giorgio Almirante, accolto da Giancarlo Pajetta il quale, qualche anno dopo, "restiuì" l'omaggio verso il leader del Msi.

 

 

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