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Il Tar: "La sala scommesse di corso Garibaldi deve restare chiusa"

La sentenza che conferma l'ordinanza di diffida del comune di Milano

Slot machines

Il Tar ha confermato: la sala giochi in corso Garibaldi non si può fare. La querelle è nata un anno fa, quando la sala doveva essere aperta sotto i portici di corso Garibaldi 49, ma non è mai stata inaugurata perché il comune di Milano aveva emanato una diffida all'avvio dell'attività edilizia. Il Tar ha contato i "luoghi sensibili" vicini al locale, secondo le direttive della legge regionale datata gennaio 2014: ben ventuno luoghi a meno di 500 metri. 

Si tratta della norma che vieta l'apertura di sale per scommesse e gioco d'azzardo troppo vicino a centri anziani, scuole, chiese, oratori e strutture sociosanitarie. Ovvero posti frequentati da soggetti più "a rischio", come i giovanissimi e gli anziani. La difesa della società immobiliare e della Sisal aveva invocato il principio di libertà di intrapresa economica, che è un diritto costituzionale. Ma il Tar ha replicato che questa libertà non è assoluta, ma trova un argine "nel contrasto con l'utilità sociale". Come la salute (in senso ampio) dei cittadini.

Vince, dunque, la "linea dura" che preferisce che simili locali non vengano aperti, per combattere la "ludopatia", riconosciuta come una vera e propria dipendenza dal gioco che peraltro colpisce, solitamente, i soggetti più fragili e rischia di minare la loro stabilità economica. Contro le sale slot si assiste a un vero e proprio intento proibizionista condiviso dal legislatore regionale, da Palazzo Marino e anche, seppure non sempre, dalle sentenze del Tar.

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