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I senzatetto di Milano sono sempre più italiani e scoraggiati

Ieri pranzo di fine estate organizzato dal Comune per i clochard meneghini. Il 40% di loro è italiano. Si tratta di casi difficilmente recuperabili perché non dimostrano una forte capacità di reagire

"Festeggiamo assieme a loro la fine della stagione per loro più brutta, infatti agosto è il mese più difficile per i senzatetto: hanno meno assistenza e si sentono più soli, chi può lascia la città". E' quanto ha affermato Mario Furlan, fondatore dei City Angels, ieri a mezzogiorno, quando 200 clochard milanesi, selezionati rispetto alla loro reale condizione di bisogno e alla loro condotta, hanno festeggiato al ristorante Da Gennaro - Ciardi la fine dell'estate.


Serviti a tavola dall'assessore comunale Mariolina Moioli (Servizi sociali) e provinciale Stefano Bolognini (Sicurezza) e in compagnia di personaggi illustri come Cesare Cadeo, Salvatore Ranieri ed il critico gastronomico Edoardo Raspelli, i senzatetto si sono divertiti molto, hanno potuto cantare e chiacchierare per ore ospiti del ristorante all'ombra del Duomo, come a dimostrare che la Milano "con il cuore in mano" esiste ancora.


"E' vero che in estate molti clochard hanno lasciato la città, spesso per trovare un lavoretto o perché ospitati da amici o parenti - ha spiegato Furlan - Quest'anno però il numero di coloro che sono rimasti è aumentato di almeno del 10%, molti gli italiani, soprattutto, e queste cifre denunciano un aumento di un atteggiamento di scoraggiamento e di mancanza di fiducia"


Percentuale italiana in aumento anche globalmente, infatti, se prima i tre quarti dei senzatetto milanesi erano stranieri "oggi molti di questi, più giovani ed intraprendenti, si spostano verso gli altri paesi europei che offrono maggiori possibilità di impiego - ha spiegato Furlan - Presto i clochard italiani costituiranno il 40% di quelli presenti nella nostra città e si tratta di casi difficilmente recuperabili perché non dimostrano una forte capacità di reagire. E' comprensibile, sono meno abituati e meno preparati, rispetto agli stranieri, a vivere per la strada; molte volte si tratta di persone che hanno perso la famiglia, magari per un divorzio, o il lavoro, a causa della crisi"

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