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"Studenti" dell'Accademia dei ladri arrestati a Milano: presi durante una rapina in Duomo

Sgominata una batteria di romeni, della stessa 'Accademia' dei banditi delle molotov

Il momento dell'arresto

Dopo un addestramento di tre mesi vengono mandati in giro per le varie città europee per 'l'esame' sul campo: una rapina mordi e fuggi, senza armi ma con martelli, mazze o asce, per infrangere le vetrine della gioielleria in questione, e le molotov per 'coprire' la loro fuga. E' questo il percorso più o meno standard degli allievi della cosiddetta 'Accademia dei ladri' - fondata dal criminale Adrian Marin Botez alcuni anni fa in Romania - che a fine ottobre sono tornati a colpire a Milano.

A rivelarlo sono Lorenzo Bucossi, capo della Squadra Mobile di via Fatebenefratelli, e Luca Izzo, funzionario dell'Antirapina, che lunedì 30 ottobre, tra le 10 e le 11, hanno arrestato tre banditi poco prima di una rapina nell'orologeria 'Lupetta' dell'omonima via, in zona Duomo. L'operazione ha portato anche al fermo del capo della batteria, un certo Robert Constantin Chele: 40enne bloccato a Sesto San Giovanni (Milano) a bordo di un'Audi con targa romena e l'unico dei quattro noto alla giustizia italiana per piccoli precedenti risalenti a quando alcuni anni fa viveva a Roma. Chele - pedinato da quattro giorni 24 ore su 24, così come i suoi 'commilitoni' - aspettava la chiamata dei 'soldati'. Il suo compito, a quel punto, sarebbe stato quello di andare a raccogliere la refurtiva e scappare in direzione Bucarest. Un piano interrotto grazie al grande lavoro degli agenti, che si sono attivati dopo aver ricevuto notizia dell'imminente arrivo della gang in Lombardia.

La banda dell'Accademia dei ladri nota in Italia per un colpo a Firenze e due a Milano - l'orologeria Frank Muller e la gioielleria Pisa -, stando a quanto riferito dagli investigatori della questura milanese, sta tentando di riorganizzarsi nonostante Botez sia in carcere da quando è stato dimostrato il suo ruolo nel colpo della gioielleria Pisa di via Verri. Proprio in quel senso, la polizia sospetta che la batteria di 'studenti' finita in manette fosse a Milano per una sorta di messa alla prova sul campo. Il vero obiettivo era una nota gioielleria di via Montenapoleone ma per una serie d'imprevisti - il negozio è stato trovato chiuso sia sabato 28 che domenica 29 - hanno virato verso una gioielleria in via Mazzini, prima, e verso l'orologeria di via Lupetta, poi.

Video: ecco alcune fasi del pedinamento e l'arrestovideo--170-5

Il lavoro degli agenti della Mobile comincia una decina di giorni prima. Allora si registra l'arrivo a Milano - via Orio al Serio - di Chele. Il 40enne fa alcuni sopralluoghi e poi ritorna in Romania. Venerdì 27 torna in città a bordo dell'Audi. Con lui - anche se hanno viaggiato in pullman - arrivano i 'soldati': Vasilica P., 37 anni, Constantin C. 28enne, Petrut Adrian C. di 18 anni. Tutti personaggi 'pescati' nei bassifondi di Piatra Neamț, città romena di media grandezza e sede dell'Accademia. "L'altra metà dei banditi - spiega Izzo - non riesce a raggiungere Milano per problemi logistici". Sbarcati in città vengono pedinati a turno da circa cinquanta poliziotti. 

Passano le prime due notti in una casa abbandonata a Sesto San Giovanni. Il capo fa visita al Leroy Merlin per comprare i martelli necessari per infrangere le vetrine. La notte tra domenica e lunedì la passano all'addiaccio in un parchetto in via Ravizza - i tre 'studenti' -, una scelta per evitare di spendere soldi e tempo inutili negli spostamenti fino a Sesto, secondo le parole degli investigatori. I soldati, infatti, a differenza del capo vengono 'stipendiati' solo a rapina compiuta.

Il giorno definitivo - lunedì - i malviventi si presentano nel negozio intorno alle 10. Prima di colpire, passeggiano avanti e in dietro in attesa del momento 'giusto'. Ad attenderli, insieme ai gioiellieri, ci sono gli agenti. L'attimo 'giusto' arriva quando un dipendente apre la cassaforte per sistemare gli orologi sulle vetrine, dove complessivamente sono esposti un centinaio di preziosi, merce per mezzo milione di euro. Il più giovane di tutti entra nel negozio mentre gli altri due si posizionano fuori in attesa di un segnale che non arriverà perché l'intervento della polizia è immediato.

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I tre vengono immobilizzati in pochi secondi. L'arresto - quasi preventivo - viene convalidato, il quadro accusatorio è sufficiente. Nel frattempo altri poliziotti bloccano Chele a Sesto. La batteria è stata fermata ma la riorganizzazione della temibile banda dell'Accademia è ufficialmente in atto e agli investigatori non resta altro che sperare di anticipare le loro mosse, in quella che è divenuta una vera battaglia transnazionale.

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