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Vandali bruciano alcune palme in Duomo: monta la protesta

Nella notte. Maran (assessore al Verde): "Gesto vile". De Corato (Fdi-An): "La mamma dei cretini è sempre incita, gesto da condannare. Ma togliamole subito"

Una palma che brucia (fame immagini a circuito chiuso)

Palme bruciate in piazza Duomo a Milano. Non si placano le polemiche sulle piante esotiche in Duomo. Dopo le manifestazioni di Casa Pound e la Lega Nord (che ha consegnato delle banane ai passanti), nella notte qualcuno ha bruciato tre palme. Non solo: nel pomeriggio di domenica sono stati lasciati anche davanti alle aiuole dei peluche raffiguranti una scimmia e una banana. 

Secondo una prima ricostruzione, sono stati alcuni giovani ad avvisare le forze dell'ordine dopo aver notato un arbusto ardente. Comune e Locale si sono immediatamente attivati con le telecamere a circuito chiuso per risalire ai vandali (video: le immagini del Comune di Milano). Dalle immagini - spiega Palazzo Marino - si vede un gruppetto di giovanissimi avvicinarsi ai giardinetti e scappare velocemente. Oltre alle identità, si cercherà anche di capire cosa abbiano usato per dar fuoco agli alberi appena piantumati.  

"Stanotte qualcuno ha cercato di bruciare alcune palme danneggiandone in particolare una. É un gesto vile e le forze dell'ordine sono al lavoro per individuare i responsabili. Gli imbecilli però perdono sempre e l'effetto sarà che i milanesi ci si affezioneranno ancora di più. Nel frattempo il via vai continuo di turisti, curiosi che fotografano le palme non si interrompe", sottolinea Pier Maran, assessore comunale all'Urbanistica e al Verde.

"Nei giorni scorsi abbiamo espresso la nostra contrarietà alla scelta di piantare le palme in piazza Duomo. Ciononostante, non possiamo che condannare l'atto vandalico di questa notte", scrive in una nota Simone Sollazzo, esponente del M5S. "Gesti come questi fanno sempre male alla città e ai cittadini che li subiscono. Sono contrari a valori fondamentali quali rispetto e senso civico. Il dialogo e il confronto tra le parti sono gli unici strumenti da usare per manifestare il proprio dissenso", conclude Sollazzo.

Il video dei vandali

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"Il gesto dei vandali di questa notte in piazza Duomo è duramente da condannare, senza se e senza distinguo, e dimostra purtroppo che la madre dei cretini è incinta e continua a filiare. Ciò detto, da parte di chi come noi ha duramente osteggiato la scelta di piantare palme e banani nel cuore della città rimane ferma una richiesta: togliamo e rimuoviamo quelle piante, e facciamolo nel minor tempo possibile. Palme e banani, difatti, rappresentano un autentico schiaffo a Milano e ai milanesi. Cosa che, ovviamente, non implica in alcun modo la giustificazione di chi incendia e deturpa in offesa al decoro urbano", commenta, per l'opposizione, Riccardo De Corato, capogruppo di Fdi-An in Regione Lombardia.

Si tratta di palme particolarmente resistenti ai climi freddi, introdotte in Europa agli inizi dell'Ottocento. Originarie dell'Asia, possono resistere anche fino a -8 gradi. Il loro impiego, in un'iniziativa sponsorizzata da Starbucks, non ha mancato di scatenare un vespaio. 

Per il blog I Hate Milano "ci si piega alla volontà delle multinazionali": "Se neppure davanti a una follia come le palme in Duomo pagate da Starbucks ci si può incazzare allora spiegateci cos'altro deve accadere perché si possa dire che la città non può, non deve essere modificata per anni nei suoi luoghi storici in cambio di qualche palanca (quante, a proposito?). Una città che viene messa all'asta pezzo per pezzo, e venduta al miglior offerente, è una città che rinuncia alla propria Storia e alla propria identità".

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E ancora: "Milano era bella, bellissima anche prima, quando voi magari non c'eravate nemmeno, prima dei fashion bloggers, prima del design, prima dei brand, dei risvoltini e degli apericena. Quando Vittorio Emanuele era "la piccola Broadway", quando si sorseggiava un caffé in uno dei bar o delle pasticcerie storiche per poi andare in uno degli innumerevoli cinema o teatri della zona. Quando il Centro era vivo, ed era pensato in funzione dei cittadini, delle persone, non delle multinazionali e dei consumatori.

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