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Domenica, 5 Dicembre 2021
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"Il nostro tempo è adesso". In piazza i precari milanesi: "Vogliamo futuro"

Tutti in piazza «per liberarsi della precarietà». Alle Colonne di San Lorenzo si è svolto «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta», il pomeriggio di musica e testimonianze contro il precariato in contemporanea con altre 47 città

Tutti in piazza «per liberarsi della precarietà». Alle Colonne di San Lorenzo si è svolto «Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta», il pomeriggio di musica e testimonianze per la manifestazione contro il precariato in contemporanea con altre 47 città italiane. Alcune centinaia i giovani e meno giovani scesi in piazza per dire «che non c'è più tempo per l'attesa» (nell'immagine da Repubblica.Milano.it due dei manifestanti).

"NESSUNO CI VUOLE DARE RISPOSTE" - «Siamo qui per dare voce a una generazione a cui nessuno vuole dare una risposta», ha spiegato dal palco Jorge Torre, uno degli organizzatori dell'associazione «Giovani non più disposti a tutto» della Cgil. «Siamo in una piazza che è simbolo per tutti i giovani del divertimento. Un divertimento che in realtà spesso serve a coprire la nostra situazione fatta di disoccupazione a livelli altissimi e contratti precari. Anche Milano - ha detto - nonostante la sua ricchezza è da questo punto di vista lo specchio di quella che è la situazione italiana».

SAN PRECARIO - Tra gli striscioni, anche quello dei precari di Afol, l'Agenzia per la Formazione e l'Orientamento Lavoro della Provincia «Podestà-Moratti. Scambio di voti e di contratti» e il vessillo di San Precario, «santo patrono» di tutti i giovani senza un lavoro stabile. Poco più in là, l'associazione Lavoro Over 40 con lo striscione «Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per i lavoro». «In Italia dopo i 35 anni si è già 'over'», dice Dilva, 57 anni, 40 anni di esperienza da art director, oggi senza lavoro e senza pensione. «La flessibilità, che in realtà è precarietà, è iniziata con noi negli anni Novanta. Per i giovani di adesso sarà la stessa cosa e anche peggio perchè oggi i giovani vanno bene solo per gli stage, poi diventantano lavoratori 'over', senza tutele e senza diritti».

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