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Galleria, i due ristoranti vincono contro il Comune: gara annullata

Per il Consiglio di Stato non è abbastanza chiara la motivazione dell'assenza di interesse storico che aveva dato il via libera alla gara senza riassegnazione diretta ai due locali

Il ristorante Salotto in Galleria

Il Consiglio di Stato, secondo grado della giustizia amministrativa, ha confermato la sentenza del Tar dando ragione alla Locanda del Gatto Rosso e al Salotto, i due ristoranti della Galleria Vittorio Emanuele in "guerra" con il Comune di Milano dopo il mancato rinnovo della concessione per ragioni di interesse storico, come invece era successo per il Savini e successivamente anche per il Camparino.

Nel frattempo, per i due spazi sono state effettuate le nuove gare, alle quali i due ristoranti hanno partecipato perdendo. Il Comune si era basato su un parere dell'Anac, Autorità anticorruzione, che aveva consigliato di effettuare le gare; Palazzo Marino, alla scadenza della giunta Pisapia, non se l'era sentita di prendere una strada antitetica al parere dell'Anac e aveva suggerito ai tre ristoranti coinvolti di fare ricorso, anche se solo il Savini aveva inizialmente avuto successo.

Ora il Consiglio di Stato afferma che, nonostante il parere dell'Anac, si può comunque derogare dalla regola della gara anche per salvaguardare un patrimonio o un interesse storico. Ragion per cui il Comune avrebbe dovuto motivare ai due ristoranti il diniego alla deroga. O, in parole più povere, avrebbe dovuto spiegare loro perché non c'è, in questi due casi, un interesse storico da difendere, visto che in altri casi (il Savini e poi anche il Camparino) quell'interesse è stato ravvisato.

Per i giudici ciò si è tradotto in "eccesso di potere per difetto di motivazione, difetto di istruttoria e disparità di trattamento". Il Consiglio di Stato è la parola definitiva per la giustizia amministrativa e questo significa che Palazzo Marino dovrà annullare la gara già effettuata, tant'è che ad aprile 2017 i due spazi erano stati aggiudicati in via provvisoria, pendendo appunto i ricorsi. Per la cronaca, al posto del Salotto avrebbe dovuto insediarsi la società Molino 6-678, al posto del Gatto Rosso la società Lupita (Outlet del Dolciario).

Ma Roberto Tasca, assessore al bilancio del Comune, lascia aperta la possibilità di una nuova gara. Secondo l'assessore, il Consiglio di Stato non dice che Palazzo Marino "deve" riassegnare gli spazi alle insegne storiche, ma semplicemente che il Comune non ha adeguatamente motivato l'assenza o la non rilevanza dell'interesse storico. Di conseguenza, il Comune a questo punto potrebbe procedere con l'assegnazione diretta al Salotto e al Gatto Rosso, ma potrebbe anche fornire motivazioni più chiare e procedere ad una nuova gara.

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