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Rifondazione Comunista: «Cinisello si mobiliti e difenda Costituzione»

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviatoci da Rifondazione Comunista: «Auspichiamo che la Cinisello democratica e antifascista partecipi alla manifestazione del 12 ottobre»

Nadia Rosa di Rifondazione Comunista

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviatoci da Nadia Rosa e dal partito Rifondazione Comunista di Cinisello Balsamo.

«Da mesi ormai si è insinuata nel dibattito politico italiano la questione relativa alla modifica della carta costituzionale nata dalla Resistenza partigiana».

«La nostra costituzione è una di quelle dette “rigide”, e si contrappone a quelle “flessibili”, che possono essere modificate senza procedure particolari. In Europa modello di questo genere è la legge fondamentale della Repubblica Federale Tedesca (non Costituzione, non è differenza da poco). Anche l’Italia ha avuto una costituzione flessibile: lo statuto Albertino del 1848 che ha retto l’Italia formalmente sino all’entrata in vigore della costituzione repubblicana».

«Rigida significa immodificabile? No, la possibilità di introdurre modifiche è prevista nella stessa costituzione, ma tramite una procedura esclusiva descritta nell’articolo 138».

«Nonostante però l’articolo 138 neghi di fatto e di diritto ogni evoluzione “materiale” della costituzione priva della regolare procedura di revisione, è innegabile purtroppo l’avanzare di azioni mirate a usurpare alle cittadine e ai cittadini gli strumenti necessari a rendere esigibili i principi fondamentali sanciti dalla nostra Carta».

«Lo viviamo drammaticamente e quotidianamente sulla nostra pelle. Pensiamo solo a quanto è stato fatto nell’ultimo ventennio per smontare pezzo per pezzo l’articolo 36: "Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi».

«Ma allora perché è importante oggi mobilitarsi in difesa di una carta che nei fatti è stata svuotata? E perché bisogna a ogni costo evitare la manomissione dell’articolo 138, che stabilisce puntualmente l’iter per la modifica degli altri articoli della costituzione? Facciamo un passo indietro».

«Nel 1922 Benito Mussolini si presentò anche come restauratore delle prerogative regie contro l’esorbitare del parlamento, attaccando di fatto la flessibilità dello statuto che questo aveva permesso. Ma nel 1925 Mussolini scoprì le carte e in tempi rapidi istituì la dittatura. Sciolse i partiti, rimosse i deputati e i senatori ostili, costituzionalizzò il Gran Consiglio del Fascismo (che da organo di partito divenne organo dello stato) e chiuse ogni, sia pur minimo, spazio di libertà che l’Italia conservava ancora».

«E per fare questo non usò la forza né nelle piazze (già sue dal 1922) né all’interno delle istituzioni. La costituzione del 1848, infatti, gli permetteva tutto. Era flessibile, “materiale”, poteva essere applicata a qualunque cosa senza mettere nemmeno nei guai il “coraggioso” sovrano Vittorio Emanuele III, che dello statuto era garante».

«Ma garante di che, visto che tutto era ammissibile grazie alla “flessibilità”? E “grazie” alla flessibilità era pure possibile mettere fuori legge dei cittadini italiani per il solo fatto di essere ebrei (in barba all’articolo 24 dello statuto stesso che non prevedeva differenze tra i cittadini)».

«Memori di questi scempi i costituenti fissarono quella procedura prevista dall’articolo 138. La costituzione è come il fuoco. A giocarci, prima o poi ci si scotta».

«A fronte di tutto cio’ raccogliamo con convinzione l’appello lanciato da Landini e Rodotà in occasione della assemblea romana della scorsa settimana e auspichiamo che la Cinisello democratica e antifascista faccia lo stesso, contribuendo con impegno e partecipazione alla riuscita della manifestazione indetta per il 12 ottobre a Roma».

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