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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Visentin: «Tassa di soggiorno senza buon senso e per fare cassa»

Critico il consigliere di Ncd dopo l'approvazione della tassa di soggiorno: «Non sono stati accolti emendamenti di buon senso, come l'esclusione dal pagamento di categorie come studenti, lavoratori e diversamente abili»

Nella serata di lunedì 23 marzo è stata approvata al quarto tentativo l’introduzione dell’imposta di soggiorno a Cinisello Balsamo. La minoranza ha votato contro in modo compatto, anche NCD rappresentata dal consigliere comunale Riccardo Visentin.

Proprio il consigliere sottolinea: «Scarsa capacità di dialogo, dimostrata anche dal fatto che inizialmente non erano stati neppure convocati i rappresentanti dell’associazione di categoria, e nei confronti della minoranza». 

Continua Visentin: «Pochissimi sono stati gli emendamenti accolti (i principali sono l’esclusione dal pagamento da parte dei minorenni e riduzione sino a 5 giorni massimo di pernottamenti)».

Incalza il consigliere: «Non sono stati accolti emendamenti di buon senso, come l’esclusione  dal pagamento, di categorie come gli studenti, i lavoratori e i diversamente abili».

Proprio su quest’ultima scelta si sofferma Visentin: «Scelta politica del tutto incomprensibile, a dimostrare ancora una volta che si vuole governare mostrando i muscoli verso le minoranze sia politiche che di categoria».

Poi continua: «Altro scelta sbagliata è quella di non prevedere già  da adesso la definizione dell’utilizzo dei proventi della riscossione della tassa su progetti specifici».

Infine l’annuncio: «In questo caso ho presentato un ordine del giorno, condiviso da tutta la minoranza, che sarà discusso al più presto per fare in modo che sia messo in cantiere un “Tavolo Permanente” composto da rappresentanti dell’amministrazione, dei titolari di strutture ricettive e dei componenti commissione bilancio del consiglio comunale. Spero sia accettato».

Chiude Visentin: «Quella dell’imposta di soggiorno, del suo iter e della sua conclusione  è stata una brutta pagina, a dimostrazione di quanto troppo spesso le scelte politiche siano dettate da poca capacità di elaborazione, adducendo scuse collegate a necessità contingenti: fare cassa».

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