Venerdì, 25 Giugno 2021
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MuFoCo da sdoppiare per salvarlo: Villa Ghirlanda e Spazio Oberdan

La proposta di rilancio presentata dal sindaco Trezzi prevede uno sdoppiamento funzionale del Museo: la sede di Villa Ghirlanda come legale-amministrativa, lo spazio Oberdan di Milano come sede espositiva

La sala gremita del Circolo della Stampa di Milano

Nella mattinata di venerdì 10 ottobre si è tenuta un’importante conferenza stampa sulle difficoltà e sulle possibili soluzioni del “caso MuFoCo” presso il Circolo della Stampa di Milano.

Presenti molte delle istituzioni invitate, tranne la “morente” Provincia di Milano (“presente” con una lettera dell’assessore alla cultura Novo Umberto Maerna) e Regione Lombardia (che resta alla finestra e tutti sperano che non si tiri indietro).

Al centro della conferenza il destino del MuFoCo, dei suoi dodici lavoratori e la novità di una proposta presentata dal sindaco Siria Trezzi e dall’assessore alla cultura Andrea Catania.

In sostanza la proposta di rilancio prevede uno sdoppiamento funzionale del Museo: la sede storica di Villa Ghirlanda Silva a Cinisello come sede legale-amministrativa, centro studi, luogo di conservazione e catalogazione grazie alla presenza degli archivi climatizzati e della biblioteca specializzata; lo spazio Oberdan di Milano come sede espositiva nella quale offrire al pubblico mostre, conferenze, presentazioni e convegni.

Il tutto contornato dalla proposta di legge presentata in questi giorni alla Camera dei Deputati dall’ex sindaco di Cinisello Daniela Gasparini, insieme ad altri parlamentari, per chiedere che il Museo venga dichiarato Nazionale.

Unire due realtà come Villa Ghirlanda e Spazio Oberdan offrirebbe, in un momento di crisi e difficoltà economica, una soluzione che salverebbe due istituzioni facendole collaborare.

Il primo tassello però è la firma della convenzione da parte della Provincia di Milano e la conseguente erogazione dei 200.000 euro (quota annuale mai versata per il 2014) per fare sopravvivere il Museo (e dare respiro ai suoi lavoratori).

Dopo questo passo fondamentale si potrà parlare di futuro in modo più sereno e in prospettiva, cercando di rilanciare il Museo.

Se invece i 200.000 euro non arriveranno allora il Museo avvierà la dismissione e chiuderà i battenti, diventando il simbolo del tragico decadimento della cultura italiana.

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