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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Banda delle banche in manette: supportava il clan Barbaro - Papalia

In poco più di un anno avevano messo a segno colpi nelle banche di Rozzano, Locate di Triulzi, Lainate, Cusago, Corsico e Bareggio. Erano riusciti a raggranellare 50mila euro, ma questa mattina i carabinieri di Corsico hanno messo le manette alla banda. Si tratta di 5 italiani

Questa mattina, i carabinieri di Corsico hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Tribunale di Milano, nei confronti di 5 italiani accusato di rapine in banca e di spalleggiare il clan dei Barbaro-Papalia. L'operazione è stata denominata Banda Mazzone.

I carabinieri, in conferenza stampa, hanno spiegato i dettagli dell'indagine. Gli arrestati sono Nicola Carbone, 45 anni, Franco Michele Mazzone, 45 anni, Adriano Zibardi, 39 anni e Alessandro Scalia, 33 anni di Corsico e Benedetto Mascari, 38 anni di Buccinasco. I cinque sono stati colti in flagranza di reato mentre, a Rozzano, stavano compiendo una rapina in concorso, lo scorso febbraio, e sono stati portati in carcere. Le indagini hanno poi imputato al quintetto altre 10 rapine nei Comuni di Locate di Triulzi, Lainate, Cusago, Corsico e Bareggio.
  La banda è accusata di 10 rapine, 50mila euro il bottino  

La banda era strutturata e gerarchicamente organizzata: i capi erano Mazzone e Carbone. Rodata anche la tecnica per svaligiare le banche: Carbone entrava nella filiale in abito elegante e Carbone vestito da meccanico. Dopo aver immobilizzato i dipendenti e i clienti minacciandoli con taglierini o pistola, Carbone si impossessava dell'incasso e poi i due fuggivano. Ad attenderli fuori, gli altri tre malviventi: avevano il ruolo di palo e di autista.

I proventi delle rapine – spiegano i carabinieri – servivano per finanziare il gruppo e per l'acquisto di droga. I soldi venivano impiegati anche per comprare armi e pagare le prestazioni di prostitute in Italia e in Svizzera.

L'attività di rapinatori dei due capi è stata comunque catalogata come “secondaria” dagli inquirenti, poiché Mazzone e Carbone già fornivano supporto logistico al clan dei Barbaro-Papalia, per conto del quale avevano eseguito reati intimidatori come minacce, danneggiamenti e incendi dolosi.

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