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Inchiesta Montecity, una pen drive potrebbe rivelare altri nomi

A quattro dei cinque arrestati di questa mattina è stata contestata l’aggravante di transnazionalità. Nell’uffucio di Grossi ritrovata una pen drive con numeri a acronimi, alcuni già identificati dagli investigatori. Indagato anche Zunino, imprenditore edile

A quattro dei cinque arrestati questa mattina, nell’ambito dell’inchiesta Montecity-Santa Giulia, è stata contestata l’aggravante di transnazionalità.

Secondo l’inchiesta, coordinata dai pubblici ministero Pedio e Ruta, i fondi neri creati all’estero ammonterebbero addirittura a 22 milioni di euro. Grazie a fatture false, Grossi e i suoi collaboratori avrebbero intascato per fini privati denaro della Sadi, società attiva nella bonifica di aree ex industriali.

Per quanto riguarda Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentare del Pdl Giancarlo Abelli, si sarebbe occupata di flussi finanziari estero su estero. La cifra che avrebbe fatto transitare su conti a lei intestati,tra il 2001 e il 2008, si aggira intorno ai 3,5 milioni di euro.

Indagato risulta anche Luigi Zunino, che tramite Risanamento doveva costruire il quartiere di Santa Giulia, per appropriazione indebita.

Nell’ufficio di Grosso gli agenti hanno trovato anche una pen drive che conterrebbe una serie di numeri e acronimi. Ad alcuni di quegli acronimi, gli investigatori sarebbero già in grado di dare un nome.

Aggiornato alle 15.37 del 20 ottobre


La procura di Milano ha emesso cinque ordinanze di custodia cautelare per l’inchiesta Montecity-Santa Giulia, il nuovo quartiere residenziale situato dietro a Rogoredo.

Tra gli arresti figurano nomi di spicco dell’imprenditoria lombarda e politici: tra loro Giuseppe Grossi capo della Sadi, impresa di bonifiche ambientali e Rosanna Gariboldi, assessore a Pavia. Arrestati anche alcuni collaboratori dell’imprenditore; per lui e per i suoi l’accusa è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, appropriazione indebita, truffa e riciclaggio.

Per Rosanna Gariboldi le accuse sono di concorso in riciclaggio, per aver aperto un conto intestato a suo nome su cui transitava denaro riconducibile a Grossi. Nell’ambito della stessa inchiesta, lo scorso febbraio, erano stati arrestati l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina e due ex finanzieri, rei di aver creato fondi neri gonfiando i costi di bonifica dell’ex area industriale vicina a San Donato.
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