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Controlli antimovida nei locali gay di via Lecco: è polemica

Arcigay contro le forze dell'ordine. Un gestore: "Controlli intimidatori". Ma dal Municipio 3 respingono le accuse

Movida in via Lecco (foto Gayburg)

Feroce polemica sui locali di via Lecco, a Porta Venezia. L'intensificarsi di controlli da parte delle forze dell'ordine nella giornata del 19 ottobre (tra polizia locale, Asl e ispettorato del lavoro) ha scatenato il putiferio, perché i locali controllati sono Lgbt oriented. Il tempismo dei controlli rispetto ad una delibera (bipartisan) del consiglio di Municipio 3, datata 12 ottobre, ha generato l'immediata polemica politica tra Arcigay e il Municipio stesso.

La delibera in realtà non parlava affatto di "locali gay" o "movida gay" e si riferiva genericamente alla situazione di via Lecco, i cui locali (non solo quelli gay oriented) attraggono anche cinquemila persone nelle serate estive. Non solo: al discorso sulla movida si unisce la proposta di pedonalizzare la via. Come sempre i residenti si dividono in due: quelli che non sopportano la movida e quelli che - al contrario - la tollerano oppure la vedono di buon occhio perché specchio di una zona vitale e ricca di occasioni per trascorrere il tempo libero. 

E' in questo quadro che il consiglio di Municipio 3 ha preso l'iniziativa di una delibera sulla "questione sicurezza" di via Lecco e dintorni, prendendo spunto da una mozione di Rita Cosenza (Lega Nord) ma cambiando alcuni punti. Nella delibera si legge, fra l'altro, che si vuol tenere conto dell'interesse (manifestato da diversi cittadini) a «non desertificare la zona», poi si passa ad elencare alcuni punti d'intervento: e tra questi troviamo l'inserimento della zona nel progetto "città sicure" (presidii misti tutto il giorno), la verifica del rispetto delle norme - da parte dei locali - per quanto riguarda l'orario di chiusura e i decibel, ma anche la pulizia integrale della zona da parte dell'Amsa e la sanzione dei veicoli in divieto di sosta.

E ancora, l'osservazione del divieto di vendere bevande in vetro o in latta per l'asporto dalle 19 alle 7, l'attenzione a minori stranieri non accompagnati, il rafforzamento dell'illuminazione e così via. Tutto "normale", se non fosse che - come effetto pratico - sarebbero stati controllati esclusivamente i locali gay. Peraltro senza trovare alcuna violazione di norme, se non un prezzario non esposto. Questo è quanto riferisce a Gay.it Paolo Sassi, gestore del "LeccoMilano": «Sono rimasti in zona dalle 15 alle 20 e hanno controllato solo i cinque locali a clientela Lgbt. Questo modo di fare i controlli è intimidazione».

«Ciò che stupisce - rilancia l'Arcigay - non è il merito della verifica (la legge è uguale per tutti e va rispettata), bensì il criterio di scelta dei locali e il numero degli interventi effettuati in un unico giorno». Ma dal Municipio 3 respingono le accuse di omofobia. Caterina Antola, presidente (ed esponente del Partito Democratico) ribatte che il Municipio non ha alcun potere di inviare i controlli e respinge l'accusa di discriminazione. La stessa cosa fa Rita Cosenza, promotrice della mozione poi ritirata da cui ha tratto ispirazione la delibera approvata: «Non ci importa che siano locali gay, nessuno nel Municipio ha pensato a questo. Il problema è il rispetto delle regole».

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