Venerdì, 24 Settembre 2021
Legnano Canegrate / Via Ancona

Freddarono a colpi di pistola due uomini: dietro all'agguato il controllo dello spaccio

Arrestati quattro cittadini albanesi, una quinta persona è ancora a piede libero

Ci sarebbe il controllo delle piazze di spaccio dietro al duplice omicidio di Alban e Agron Lleshaj, freddati a colpi di pistola nella serata del 10 novembre a Canegrate. Un clan nascente che iniziava a dare fastidio a chi avrebbe gestito il traffico della cocaina nell'Altomilanese per oltre dieci anni. E per questo, secondo la logica criminale, andava punito.

La sparatoria. Tutto è iniziato in via Morbegno quando i due killer — Elidon e Pjeter Llsehaj, secondo quanto emerso dalle indagini — hanno puntato le armi contro i rivali iniziando a sparare. Per tentare di scappare alla morte Alban e Agron hanno cercato di fuggire in macchina. Non è servito a nulla: il primo è morto sul colpo, il secondo — alla guida delle Volkswagen Polo — è riuscito a fare poco meno di 500 metri prima di schiantarsi contro alcune auto in sosta e ribaltarsi in via Ancona.

VIDEO | Il procuratore: «Assassini temevano vendetta»

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La fuga degli assassini è iniziata pochi istanti dopo essersi accertati della morte dei rivali: alcuni amici e familiari li hanno prelevati dalle loro case facendoli sparire nel nulla. Prima una decina di giorni a Piacenza, poi a Modena e proprio nella città emiliana i carabinieri hanno iniziato a osservarli. Un'attività che si è protratta fino alle scorse ore, quando quattro dei cinque presunti criminali sono stati catturati a Altopascio (Lucca), Zagarolo (Roma), e Lier (Belgio), dove si erano rintanati. Uno di loro, invece, è ancora a piede libero.

VIDEO | Le indagini e l'arresto clip

Lleshaj contro Lleshaj. Stesso cognome, stessa zona di origine (Ulez, a Nord dell'Albania) ma due clan diversi. E stesso codice d'onore a cui attenersi, il Kanun: un regolamento morale parallelo alla legge che prevede la vendetta. E i killer scappavano soprattutto dalle possibili ritorsioni del clan rivale. 

Gli arrestati. Due di loro — Elidon e Pjeter — sono stati riconosciuti come gli esecutori materiali del delitto. Gli altri due arrestati (Edmond Lleshaj e Edward Nikolli) avrebbero invece partecipato all'agguato. Una delle due pistole che avrebbero esploso i colpi è stata trovata durante la perquisizione. Per loro l'accusa è di omicidio premeditato ma le indagini non sono terminate: all'appello manca ancora uno dei presunti assassini, secondo gli investigatori si troverebbe in Albania. Non solo, potrebbero scattare provvedimenti per le persone che hanno aiutato gli assassini a fuggire.

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