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“Bamamaki”, quando il teatro è integrazione. Rifugiati libici tra gli attori

Presentato venerdì 9 marzo lo spettacolo teatrale dal titolo "Bamamaki" che ha visto la partecipazione di rifugiati libici tra gli attori. La rappresentazione rientra tra gli eventi della rassegna multiculturale Stranitalia

Prosegue la quinta edizione di Stranitalia, la rassegna multiculturale, che ha l’obiettivo di far conoscere le differenti culture organizzando eventi, incontri fino a culminare a metà giugno nell’appuntamento finale, la festa dei migranti. “Bamamaki”, titolo dello spettacolo messo in scena venerdì 9 marzo all’oratorio di via Barbara Melzi a Legnano, è una parola ghanese che in italiano non ha una precisa traduzione, ma è piuttosto un’espressione di immenso stupore.

Si alza il sipario. Ecco apparire un' aula di tribunale in cui un giudice e la sua segretaria, stereotipi del pregiudizio, si devono, di malavoglia, occupare di tre casi che sono storie sui più frequenti luoghi comuni, tema peraltro della rassegna di quest’anno. Il filo comune di questi racconti è il bisogno di giustizia, di essere ascoltati e alla fine il giudice si unisce alle danze, simbolo della rottura di ogni muro che ci divide. Il messaggio, difatti, è proprio questo: si può vincere l’intolleranza, un futuro migliore dunque è possibile.

A cura del laboratorio m.u.r.i (mischia e unisci radici e identità) la rappresentazione ha visto sul palco non solo circa sedici attori delle tre compagnie teatrali di Magenta (Ciridì – le Fenicie Teatro, Schedia Teatro e Crocevia dei Viandanti), ma anche la partecipazione di nove giovani rifugiati libici che sono dovuti scappare dal paese quando è scoppiata la guerra l’anno scorso.

Sono ventenni provenienti dal Mali, dalla Somalia per lo più che hanno abbandonato il loro paese d’origine in cerca di lavoro in Libia per poi affrontare un’attraversata sui barconi in condizioni disagiate fino a raggiungere le coste italiane a Lampedusa. 30 di loro sono stati accolti dalla Caritas Ambrosiana di Magenta e altri 28 a Legnano grazie al contributo dell’associazione Cielo e Terra. Hanno fatto domanda di asilo politico, come ha spiegato a fine serata Aurelio Livraghi responsabile della Caritas di Magenta.

“L’inizio di questa esperienza teatrale è stato difficile, ma passo dopo passo gli spettacoli sono stati portati in vari paesi. Con umiltà siamo arrivati sin qui. Mi ricordo il loro arrivo a Lampedusa e poi a maggio da noi ed è iniziato così il percorso d’integrazione con l’aiuto d’insegnanti che li aiutassero con la lingua”, ha concluso.

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