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Legnano: se vivere a Mazzafame diventa un inferno

Luciana Zanelli da tre anni abita a Mazzafame, quartiere di Legnano problematico e abbandonato: "È difficile viverci e troverò il modo di andarmene". Racconta la sua protesta e sofferenza

Luciana Zanelli

Luciana Zanelli, in arte Luciana Mayer, 65enne non ci sta al taglio dei pini. Si è trasferita a Mazzafame, quartiere di Legnano, con il marito Enzo tre anni fa dopo aver subito lo sfratto dalla loro vecchia abitazione in via Pirovano.

Inevitabile la richiesta per la casa popolare che li ha portati nel quartiere, nelle case gestite dall’Aler. “Non mi piace stare qui. Non c’è nulla, i negozi non esistono e l’ultimo bus è alle 20 e durante la giornata non ce ne sono molti. Noi abbiamo la macchina, ma chi non ce l’ha come fa? È difficile viverci e troverò il modo di andarmene”, spiega.

Mazzafame, secondo la donna, è abbandonato a sé stesso, le problematiche sono di lunga data e perdurano nonostante le segnalazioni dei residenti. “Si parla di tutto, ma non mi risulta che si parli o s'è parlato della situazione scabrosa in cui versa il quartiere in questo periodo, ci sono continui episodi di furti nelle case Aler. Venerdì scorso hanno suonato il campanello di casa mia, dallo spioncino mio marito ha visto un uomo e una donna che dicevano di essere dell’Enel, ma mio marito non ha aperto. Abbiamo fatto bene perché abbiamo poi saputo che a una anziana, che abita nel palazzo a fianco hanno rubato la pensione”, racconta.

E’ un quartiere impotente eppure finché possiederà le persone che fanno sentire la propria voce, Mazzafame avrà la forza e le potenzialità per reagire. Luciana, ultima arrivata, è una donna tosta che non tollera le ingiustizie e quella dei pini è l’ultima che ha dovuto sopportare. Un taglio netto della punta e dei rami. “Non vanno tagliati perché si rovinano. Li hanno decapitati per le cimici. Basterebbe un prodotto che non usano perché nocivo e se la prendono con la natura che per me è sacra. Basta deturparla”.

Il verde è difeso a spada tratta da Luciana, che ha ereditato la sensibilità per ciò che ci circonda dal padre e l’amore per l’arte, l’amore per il bello dalla madre pianista. Dipinge da trentacinque anni ispirandosi ai fatti di cronaca che più colpiscono la sua attenzione. “Il primo quadro è stato a sedici anni. A Mazzafame faccio fatica a dipingere perché non sono serena e per questo che spesso vado al mare dove sono tranquilla”.

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