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Milano non dimentica i martiri di Piazzale Loreto: in centinaia alla cerimonia

Il 10 agosto del 1944 i nazifascisti fucilarono 15 partigiani. Il "boia" seppur condannato non fu mai estradato né subì alcun processo in Germania

La cerimonia (foto Rifondazione Comunista)

Milano non dimentica. Centinaia di persone si sono riunite per ricordare le vittime dell'eccidio di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944, quando 15 partigiani furono fucilati da militi del gruppo Oberdan della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti su ordine del comando di sicurezza nazista.

Alla cerimonia era presente i figli dei martiri, l'Anpi oltre al prefetto di Milano Rneato Saccone, il questore Sergio Bracco, il vicesindaco Anna Scavuzzo e l'assessore alle politiche sociali della Regione Stefano Blognini.

Ad aprire la commemorazione è stato Roberto Cenati, presidente dell'Anpi Milano, che ha messo in evidenza come "la manifestazione di questa mattina sia stata la prima cerimonia pubblica dopo il covid" e ha ricordato anche "Franca Valeri, che dopo essere stata privata dei diritti civili aveva definito il 25 Aprile come il giorno più bello della sua vita". Mentre il vicesindaco Anna Scavuzzo ha ricordato "l'importanza del sacrificio dei martiri come monito e invito per ciascuno di noi e per la difesa della libertà di tutti".

La strage di Piazzale Loreto

L'eccidio di Piazzale Loreto fu la risposta nazifascista a un attentato con ordigni esplosivi contro un camion tedesco parcheggiato in viale Abruzzi; attentato messo a segno da partigiani ignoti l'8 agosto del 1944. In questo attentato non rimase ucciso nessun soldato tedesco ma provocò la morte di sei milanesi e il ferimento di altri 11.

All'alba del 10 agosto 15 partigiani vennero prelevati dal carcere milanese di San Vittore e condotti in Piazzale Loreto dove furono fucilati da militi fascisti del gruppo Oberdan della legione "Ettore Muti" guidati dal capitano Pasquale Cardella, che agiva agli ordini del comando tedesco, in particolare del capitano delle SS Theodor Saevecke.

Saevecke fu condannato all'ergastolo il 9 giugno del 1999 ma malgrado la richiesta della magistratura militare italiana, non fu mai estradato né subì mai alcun processo in Germania. È morto nel 2004 a 93 anni; dopo il dopoguerra fu arruolato dai servizi segreti statunitensi.

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