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Lunedì, 29 Novembre 2021
Niguarda via Imbonati

Via Imbonati, tre immigrati ancora sulla torre: "Sanatoria o non scendiamo"

Gli immigrati sono sulla Torre dallo scorso 5 novembre. Inizialmente erano in 5 ma 2 sono scesi per motivi di salute il 15 novembre. Continua anche il presidio di solidarietà sulla via, con gazebo, tende e cucina

Sono sopra la torre di via Imbonati dal 5 novembre. Erano in cinque, adesso sono in tre. Due egiziani sono scesi, rimangono un egiziano, un sudamericano e un marocchino. Uno di loro ha la febbre, ma non intende scendere. Sotto la torre il presidio di solidarietà, autoconvocato, “vive” giorno e notte. Con una corda riescono a rifornire di viveri e medicine quelli che stanno sopra.

La protesta è nata per chiedere, come a Brescia, la sanatoria generalizzata per gli immigrati. Una richiesta molto forte, politicamente e praticamente impossibile in realtà da ottenere adesso, ma derivata dal fatto che si sentono presi in giro dalla sanatoria del 2009, che ha riguardato soltanto colf e badanti.

Con la Bossi-Fini l’ottenimento del permesso di soggiorno è subordinato, in teoria, ad un lavoro. Ma i tempi molto lunghi per ottenere il permesso fanno sì che ci sia il rischio di perdere il lavoro, quando c’è, e non si riesca facilmente a emergere dal “nero”. “Vogliamo lavorare in regola, vogliamo vivere alla luce del sole e non nella clandestinità, ma il governo non ce lo permette anche se abbiamo un datore di lavoro disposto ad assumerci”, scrivono sul volantino del Comitato Immigrati in Italia.

Ieri hanno avuto un incontro col console egiziano, sono andati in più di cento e tra questi non pochi italiani solidali con loro. Ma le risposte sono state vaghe, il console ha soltanto promesso che s’interesserà al problema. Questioni di ordine pubblico, in via Imbonati, non ce ne sono. La torre sorge presso un’area recentemente riconvertita a terziario: ci sono uffici e c’è una grande palestra. Il presidio è pacifico, vi s’avvicendano numerose persone durante il giorno e alcune di queste dormono sotto i gazebo, nelle tende che sono state montate nella ghiaia. C’è uno spazio per cucinare e il fuoco sempre acceso per riscaldarsi.

 

Via Imbonati, immigrati sulla Torre contro sanatoria: foto



 

L’intenzione dei presidianti è stare lì a oltranza, fino a che i tre non scenderanno dalla torre. Cosa, questa, che per ora appare impossibile. MilanoToday ha con Selman, egiziano, uno dei più attivi tra coloro che conducono il presidio a terra. La sua storia ci pare emblematica delle difficoltà che gli immigrati onesti e che vorrebbero mettersi in regola incontrano. “Sono nipote di un italiano e sono in Italia dal 2004. Dopo un anno e mezzo con mio zio, ora vivo presso amici che hanno una casa. Ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato dal 2009 come imbianchino, presso una ditta italiana. Sono in regola con tasse e contributi, ma il mio problema è il permesso di soggiorno. L’ho chiesto nel 2008, ma il risultato è stato il foglio di via. Ho fatto un ricorso e l’ho vinto. Ma un giorno è arrivata la polizia sul luogo di lavoro per avvertirmi che in Questura c’era qualcosa per me. Speravo fosse l’agognato permesso, invece era un altro foglio di via. Adesso il mio datore di lavoro mi chiede spesso se e quando arriva il permesso, ma non gli so rispondere. Non so cosa fare, come muovermi. Il mio avvocato non fa niente, i sindacati non mi hanno dato risposte precise”.

Giuliano Pisapia è stato ultimamente molto vicino agli immigrati della torre ex Carlo Erba. Li ha incontrati durante la campagna elettorale e poi anche domenica mattina, dopo aver votato. Ha più volte affermato che la loro battaglia è giusta e utile, perché Milano e l’Italia hanno il dovere di accogliere questi lavoratori. Le prospettive per i presidianti non sono comunque favorevoli. A Brescia l’analoga protesta è terminata ieri, e risulta assolutamente improbabile che il governo nazionale s’impegni per una sanatoria generalizzata, come loro chiedono. Se De Corato ha parlato di un pericoloso precedente per l’ordine pubblico, è anche vero che l’effetto di catalizzare l’attenzione sul problema del rilascio (forse troppo macchinoso) dei permessi di soggiorno c’è stato.

 

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