Domenica, 13 Giugno 2021
Bollate Via la Cava

Morte Stucchi, ecco le verità del Comitato dell'ex Cava Bossi

Torna a farsi sentire il Comitato per il risanamento dell’ex cava Bossi, poco dopo il decesso del proprietario della Ri.Pam Stucchi, il gruppo di cittadini attivi fa luce su «informazioni devianti e superficiali»

La Cava delle polemiche

Torna a farsi sentire il Comitato per il risanamento dell’ex cava Bossi, poco dopo il decesso del proprietario della Ri.Pam (la società che da decenni gestisce l’attività dell’ex cava Bossi di Cascina del Sole) Ezio Stucchi.

Il Comitato interviene per precisare alcune cose visto che in un articolo commemorativo apparso sulla stampa locale «sono presenti enormi imprecisioni che non rispecchiano la verità dei fatti e danno informazioni superficiali e devianti».

Prosegue il comunicato: «Riguardo all’ex cava Bossi, per almeno due anni abbiamo raccolto informazioni e documenti che attestano a dir poco la scarsa limpidezza dell’attività estrattiva (all’inizio) e di smaltimento rifiuti (successivamente) esercitata in quell’area dalla ditta Rip.Am., e su questi temi abbiamo promosso assemblee, raccolto firme, richiesto un consiglio comunale aperto per informare i cittadini di che cosa avveniva sul nostro territorio».

Continua il Comitato: «Tutte queste iniziative del Comitato, ivi compreso un presidio davanti alla cava durato tre giorni, sono sfociate infine in una mozione che ha impegnato la giunta a trovare una soluzione in quell’area e una denuncia alla Procura della Repubblica a fronte delle innumerevoli irregolarità rilevate nel modo di operare della Rip.Am., tutte a danno della legalità e dell’ambiente. Dalle istituzioni non abbiamo ottenuto nessuna risposta».

Il Comitato sottolinea: «La tettoia (di cui si parla nell’articolo in questione), prevista ma mai costruita, non è certo stata sollecitata al Comune dalla Rip.Am. per sua benevolenza allo scopo di “far lavorare i suoi lavoratori al coperto”, ma è stata imposta dalla Provincia di Milano con decreto ingiuntivo per mettere in sicurezza l’area in cui i rifiuti venivano accumulati e smistati, in quanto il terreno non impermeabilizzato non garantiva la necessaria protezione contro il dilavamento dovuto alle piogge. A questo obbligo la Rip.Am. non ha mai ottemperato così come ad altre prescrizioni».

E ancora: «La cessione a uso pubblico di una piccola porzione di terreno di proprietà della Rip.Am. è solo una piccola parte di una ben più seria riqualificazione di cui la Rip.Am. avrebbe dovuto farsi carico e che avrebbe dovuto investire tutta l’area dell’ex cava Bossi (ma di questo progetto la città non ha saputo più nulla nonostante gli annunci di trasparenza dell’assessore Valentini)».

Incalza il Comitato: «Nel progetto di riqualificazione (ma crediamo a questo punto che difficilmente verrà mai attuato) non è comunque previsto nessun parco, ma solo una piccola fascia di verde parallela a Viale Friuli Venezia Giulia e un restringimento dell’attività di Rip.Am., con conseguente spostamento degli impianti produttivi più verso l’interno dell’area. Il tutto passando per una bonifica di quel terreno già più e più volte inquinato da attività o procedimenti illegali (di cui non si è mai trovato il colpevole)».

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