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La giovissima Ester Castano

La giovissima Ester Castano

«Io, presa per visionaria e pazza perchè parlavo di 'ndrangheta»

MilanoToday intervista Ester Castano, giovane cronista di "Altomilanese". E' stata la prima a denunciare i rapporti "poco chiari" tra il sindaco di Sedriano, Celeste, e alcuni esponenti malavitosi. Da lì, per lei, è iniziato un "calvario" di minacce e querele

Una giovane giornalista coraggiosa. Con queste parole si può tranquillamente definire Ester Castano, cronista per il settimanale Altomilanese. Ester, per oltre un anno e mezzo, è stata bersagliata dalle querele per diffamazione di Alfredo Celeste, primo cittadino di Sedriano arrestato lo scorso 10 ottobre per i suoi rapporti ravvicinati con Eugenio Costantino, presunto "faccendiere" della 'ndrangheta all'ombra della Madonnina. 

Innanzitutto, racconta di te. Chi è Ester? 

Ester Castano, studentessa di lettere, pubblicista dal 2011. Ho iniziato a collaborare con testate giornalistiche cinque anni fa, e ad oggi mi occupo di varie tematiche.  Una fra tutte cronaca giudiziaria e le infiltrazioni mafiose. 

Cos'è successo tra te e Alfredo Celeste?

Nell'ottobre del 2011 il settimanale Altomilanese mi ha chiesto di seguire la politica  amministrativa di Sedriano, paese di 10mila abitanti dell’hinterland di Milano. Ma sin dalla mia prima intervista al sindaco Alfredo Celeste — agli arresti domiciliari — ho avuto qualche problema di natura legale: già quel primo articolo è stato oggetto di  querela. 

Di che cosa hai parlato nella tua intervista al sindaco di Sedriano?

La mia intervista riguardava la Minetti che era stata  invitata a Sedriano dal sindaco come madrina per un concorso di creatività femminile svoltosi nel maggio 2011. In quell'occasione un centinaio di cittadini manifestarono il proprio disappunto fuori dall’ auditorium in cui si svolgeva l’evento, fra cui una suora e una maestra  di scuola elementare.

Cosa successe?

Le due donne furono strattonate e aggredite verbalmente dal faccendiere del sindaco (Silvio Marco Scalambra, oggi  in carcere al San Vittore assieme a Eugenio Costantino) su suggerimento dello stesso Celeste, e decisero di  scrivere una lettera ai carabinieri per raccontare dell’accaduto. Questa lettera finì nelle mani di Antonio Oldani, presidente del  comitato Pace del magentino, che la diffuse alla stampa locale. Il  sindaco decise di pagare quello che lui riteneva essere il suo 'amico  avvocato' 7020 euro per valutare se in quella lettera ci fossero i  presupposti di querela. Io, incuriosita, andai ad intervistare il  sindaco — era ottobre 2011 – per chiedere conferma: Celeste mi raccontò  che il legale da lui scelto era una sua fidata conoscenza, un amico di  vecchia data, retribuito con soldi pubblici.

Tu riportasti la vicenda.

Scrissi tutto su  Altomilanese, la cosa non piacque ai due che mandarono lettere di  querela sia a me che al mio direttore, oltre a tutti gli edicolanti  della zona che avevano esposto le locandine del giornale complici, a  parere del sindaco e del suo legale, del reato di diffamazione.

Le querele di Celeste avranno conseguenze giudiziarie?      

È difficile stabilire il procedimento delle querele in sé. Ad oggi né io né il  direttore siamo stati chiamati in tribunale, però la Procura ha  acquisito i nostri dati. E’ possibile che il Pm abbia deciso di  archiviare le molteplici richieste che ci sono state fatte, o che i  procedimenti penali nei nostri confronti siano ancora in corso e i  magistrati in fase di valutazione. Siamo ancora sulle spine.

Anche sulle richieste che il sindaco faceva ai carabinieri hai avuto molto perplessità.     

Il fatto paradossale della vicenda è che il sindaco Alfredo Celeste ha utilizzato più e più  volte i carabinieri come mezzo per interloquire con me. Io ho un  profondo rispetto per l’Arma, ma mi continuo a chiedere per quale motivo i militari abbiano rivestito il ruolo di ambasciatori del primo cittadino con cui, fra le altre cose, il dialogo mi era stato proibito da lui stesso. Ad alcuni miei articoli che trattavano tematiche  delicate come la presenza della 'ndrangheta a Sedriano, il sindaco non  mi chiamava direttamente dicendomi: "Che cosa sta scrivendo?", ma chiedeva a ai carabinieri di convocarmi in caserma e di invitarmi a cambiare argomento, di non trattare più un determinato fatto di  cronaca. A seguito di una domanda posta al sindaco riguardo una sparatoria, i carabinieri mi convocarono in caserma per notificarmi una  lettera in cui Celeste specificava che se gli avessi rivolto nuovamente la parola, avvicinandolo direttamente o semplicemente chiamandolo al telefono, mi avrebbe denunciata per molestie.

Un'intimidazione, secondo te?

Sì, una vera e propria intimidazione per  la libertà di stampa, soprattutto per le tematiche che mi sono trovata  ad affrontare, argomenti che a Celeste davano fastidio al punto da far  intervenire le forze dell’ordine. 

Dopo questa esperienza vorrai continuare a fare giornalismo d'inchiesta o cambierai genere?

A me interessa descrivere la città. La criminalità organizzata — purtroppo —  è un aspetto che interessa la metropoli e il suo hinterland. Ho molteplici interessi, una sensibilità particolare per l'inchiesta, ma non è l'unico. Finalmente a Sedriano sono arrivate le carte della  magistratura che confermano quanto noi abbiamo scritto durante  quest'anno. Se prima degli arresti venivamo descritti come visionari, ora ci vengono riconosciuti i giusti meriti.

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