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Primo consiglio comunale del secondo mandato Romano: è subito bagarre

Polemiche interne alla maggioranza per la presidenza del consiglio comunale e con parte dell'opposizione per l'accoglienza dei richiedenti asilo nell'ex Campo base di Expo

La prima seduta della seconda amministrazione Romano

Il primo consiglio comunale del secondo mandato Romano non è stato un tranquillo «primo giorno di scuola», anzi. Tanti i colpi di scena e non solo legati alla questione profughi che da una settimana tiene banco in città. Bagarre dentro e fuori dall'Auditorium di via Meda, dove si è tenuta la prima seduta degli amministratori. All'entrata gli striscioni della Lega Nord. Una protesta contro il sindaco, reo — secondo i Lumbard — di aver nascosto in campagna elettorale l'arrivo dei migranti nel campo base di Expo.

Durante la seduta la prima sciabolata è arrivata quando Marco Tizzoni, candidato sindaco uscito sconfitto al ballottaggio, si è astenuto dalla votazione per la convalida degli eletti. Tradotto: il primo punto all'ordine del giorno, quello che riconosce il risultato elettorale.

La seconda tegola è caduta per un dissidio interno alla maggioranza. Meglio: per la nomina del presidente del consiglio comunale — colui che dirige i lavori del parlamentino —. Per ben due volte la maggioranza non ha trovato la quadra, che in questo caso consisteva nel riaffidare la carica a Giovanni Isidoro, consigliere eletto tra le fila del Pd. Tre gli astenuti: gli ex assessori Saverio Viscomi (Pd), Giuseppe Scarfone (Pd) e Luigi Negrini (Sel), quest'ultimo ha motivato in questi termini la sua scelta: «Il Pd ha rinnovato i propri consiglieri e parte della giunta, è un bene. Ma deve essere anche rinnovato il presidente del consiglio comunale. Come Sel avevamo chiesto che la carica fosse affidata a un giovane, possibilemente donna». Dichiarazione a cui ha risposto il diretto interessato: «Non sono stato eletto questa volta, lo sarò alla prossima. I moscerini non vincono le battaglie contro gli elefanti, anzi: vengono schiacciati». 

La terza — e ultima — tegola è arrivata quando Tizzoni ha accusato il primo cittadino di «aver vinto le elezioni con l'inganno, usando magici fattori esterni come nel 2011. Non è ancora stato accertato dove sono andati a finire i voti che la 'ndrangheta mi aveva proposto e che ho rifiutati». Il candidato sindaco sconfitto ha poi accusato il primo cittadino di aver nascosto agli elettori l'arrivo dei profughi nel campo base di Expo: «La struttura è completamente agibile: da quando gli operai l'hanno lasciata non è stato inscatolato neanche un cucchiaio. Era ovvio che sarebbe stata utilizzata per accogliere i richiedenti asilo». Tizzoni ha poi chiesto di indire un referendum consuntivo per conoscere l'opinione dei cittadini  sull'accoglienza dei profughi e ha avanzato a Romano l'ipotesi di autosospendersi dal Partito democratico.

Tutte le accuse sono state respinte al mittente. E sulle elezioni del 2011 ha ribadito: «Non c'è alcun dubbio sulla validità di quel risultato elettorale. Chi ha dichiarato il contrario è stato querelato e condannato per diffamazione». Sulla questione profughi al campo base, infine, ha tenuto una relazione alla fine della seduta. Si preannunciano cinque anni non facili per Romano e la sua squadra. 

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