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Rho ricorda l'impresa del gruppo alpino oratoriano

Decine di Rhodensi hanno raggiunto il 'Sass Pordoi', terrazza delle dolomiti, per commemorare il cinquantesimo anniversario dalla posa della croce da parte del gruppo alpino oratoriano di Rho.

Le due targhe presenti sulla croce

Un momento per riabbracciare il passato. Questo è quello che decine rhodensi hanno fatto domenica scorsa. I cittadini di Rho, scarpe da trekking ai piedi, hanno seguito il sentiero del “Diavolo delle Dolomiti”, al secolo: Tita Piaz, celebre alpinista trentino, per salire sulla terrazza delle dolomiti: il Sasso Pordoi. Il tutto per ricordare il cinquantesimo anniversario della croce presente sulla vetta.

La croce, infatti, fu issata nel 1962 dai ragazzi del gruppo alpino oratoriano di Rho sotto la guida di Don Fermo, che con i suoi ragazzi trascorreva le vacanze in val di Fassa. La struttura fu costruita a valle e portata in vetta con la sola forza degli alpinisti e fu rivolta proprio verso la val di Fassa, così cara ai ragazzi dell’oratorio rhodense.

Durante la serata di sabato 16 giugno è stata ricordata la costruzione della croce, attraverso le testimonianze del signor Villa, ex presidente del Gao (gruppo alpino oratoriano, ndr), e di Don Piero Denna. Nella mattinata di domenica 17 giugno, l’amministrazione comunale, in collaborazione con il comune trentino di Canazei, ha affisso, sotto la prima targa del 1962 una targa commemorativa su cui è incisa la frase: “Cercate le cose di lassù. 50° Anniversario 1962-2012”. Subito dopo è stata celebrata una messa in alta quota.

“È davvero un orgoglio per la nostra comunità avere sul ‘Sass’ Pordoi una croce con lo stemma della nostra città — ha affermato Andrea Orlandi, assessore al bilancio —. L’emozione provata domenica è davvero indescrivibile ed è di quelle che rimarrà a lungo nei cuori dei partecipanti. Eravamo in tanti, giovani e meno giovani, con la nostra banda parrocchiale cittadina, attorno a una croce a 3.000 metri d’altezza con un panorama mozzafiato e una giornata stupenda. Quello che mi colpisce — conclude Orlandi — è che dalla cima di queste vette se si guarda in basso si vedono i paesi dall’alto e anche noi amministratori dovremmo ogni tanto fermarci per riflettere guardando dall’alto le cose per cercare di capire dove stiamo andando e prendere la strada e le scelte migliori per la nostra comunità.”

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