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Smascherata truffatrice: "viveva" di catene di Sant'Antonio

Prometteva lavoro a domicilio via web ma in realtà dietro all'offerta di lavoro si nascondeva una catena di sant'Antonio

La guardia di finanza di Rho ha ricostruito la vicenda

Un proposta di lavoro allettante: una occupazione semplice e ben pagata in cui, presso la propria abitazione,  bisognava trascrivere indirizzi di corrispondenza. Ma tutto questo era solo uno specchietto per le allodole che nascondeva una vera e propria catena di Sant’Antonio. Lo hanno scoperto i militari della guardia di finanza di Rho che nei scorsi giorni hanno concluso una operazione nei confronti di una donna di Cornaredo.

Gli annunci di lavoro erano pubblicizzati sulla rete attraverso alcuni siti web dove venivano veicolati messaggi ingannevoli atti ad attirare l’attenzione di persone in cerca di lavoro. Il tutto era riconducibile alle catene di sant'Antonio, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone, il cui diritto di reclutare si trasferisce all’infinito.

Una attività redditizia che andava avanti da diversi anni. I militari hanno calcolato che la donna, attraverso a questo meccanismo, riusciva a guadagnare circa 3mila euro al mese, che dal 2007 avevano prodotto un utile di circa 180mila euro.

L’indagine era partita da una inchiesta di Striscia la notizia. Durante l’inverno scorso Max Laudadio, inviato della trasmissione satirico, aveva portato alla ribalta la vicenda, insospettendo i militari e dando origine all’indagine. 

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