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Sgomberato il centro sociale Fornace di Rho, gli attivisti: "Risponderemo alla provocazione"

È successo all'alba di martedì quando all'interno del centro sociale non c'era nessun attivista

Le forze dell'ordine sul posto (foto Fb Fornace)

È stato sgomberato all'alba di martedì 13 febbraio il centro sociale Fornace di Rho. Polizia e carabinieri si sono presentati nello stabile occupato di via Moscova con le prime luci del giorno, poi hanno circondato l'edificio impedendo ogni accesso. Quando agenti e militari sono entrati non c'era nessun attivista all'interno della struttura e non si sono registrati momenti di tensione. Successivamente sono entrati in azione gli operai che hanno reso inagibile l'immobile abbattendo pareti e scale.

Da settembre pendeva il rischio sgombero sull'area e nella giornata di lunedì gli antagonisti avevano denunciato su Facebook: "Pare proprio che questa campagna elettorale voglia portarci via Fornace sgomberandola, riconsegnando quindi al mercato (e in particolare alle speculazioni del post-Expo) un'area dismessa tornata in vita attraverso le pratiche di autogestione. Dopo mesi di iniziative di sensibilizzazione e una parata di protesta, la sonnecchiante politica cittadina - la stessa che permette ai fascisti di tenere banchetti nella nostra città - sceglie di lavarsene le mani avvallando quindi, più o meno tacitamente, uno sgombero dello stabile occupato di via Moscova 5".

"Daremo la giusta risposta a questa provocazione", ha fatto sapere il centro sociale, interpellato da MilanoToday. Nella serata di martedì, infatti, gli antagonisti hanno organizzato una manifestazione per il centro di Rho.

Il comune: "L'area era pericolosa"

"Lo sgombero della Fornace, programmato da tempo dalla Prefettura e dalla Questura di Milano", ha dichiarato il sindaco di Rho Pietro Romano in una nota. "Nei mesi scorsi avevo sollecitato più volte l’intervento in quanto vi era l’urgenza di bonificare l’immobile dall’amianto che ricopre tutto il tetto — ha proseguito Romano —. Le ultime analisi avevano infatti evidenziato uno stato di ammaloramento complessivo delle lastre di amianto con conseguente rischio per la salute pubblica. La proprietà si era detta disponibile ad eseguire immediatamente la bonifica ma aveva la necessità di rientrare in possesso dell’immobile abusivamente occupato".

"In passato, quando la situazione dell’amianto non era preoccupante, non ho mai chiesto lo sgombero e la situazione era per così dire tollerata. — ha continuato il primo cittadino — Considerato però l’attuale stato di degrado dell’amianto non potevo astenermi dal richiedere un intervento urgente avendo in primo luogo il dovere di tutelare la salute dei cittadini ed invero anche delle persone che frequentavano quel luogo. Ho anche incontrato i rappresentanti del Centro Sociale per spiegare loro la situazione di effettivo rischio e li ho invitati a lasciare spontaneamente l’immobile, ma loro hanno preferito metterla sul piano politico ed accusare la mia Amministrazione di una speculazione legata al post Expo".

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Secondo quanto riportato nel comunicato dell'amministrazione comunale non c'è alcun progetto di riqualificazione per lo stabile di via Moscova.
 

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