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Lunedì, 29 Novembre 2021
San Donato Corvetto / Via San Dionigi

San Donato, scoperto un vero "treno di lavorazione" del rame rubato

I carabinieri di San Donato scoprono una vera e propria azienda criminale che lavorava quintali di rame rubato: il tutto come se fosse un'officina "normale"

Duro colpo per le organizzazioni di ricettatori che gravitano nel Sudmilano, da parte dei carabinieri della compagnia di San Donato. Sulla scia degli ultimi arresti compiuti appena due settimane fa a Melegnano, per i furti di rame al cimitero, questa volta a cadere nelle maglie della giustizia è stato proprio il vertice di una ramificatissima organizzazione che faceva capo ad un imprenditore milanese operante nel ramo del recupero metalli divenuto sicuro punto d’appoggio dei ladri di tutta la zona

L’operazione è scattata all’alba del 13 settembre quando, dopo una serie di accertamenti compiuti dai carabinieri della stazione di San Donato Milanese all’indomani del furto di Melegnano era stato possibile individuare una serie di sospettati. Sono scattati quindi servizi in borghese con appostamenti e pedinamenti che hanno portato in via san Dionigi di Milano, poco distante dalla frazione sandonatese di poasco, dove si erano tra l’altro verificati anche alcuni furti.

I carabinieri di San Donato, con l’aiuto dei colleghi di Milano e di San Giuliano hanno circondato un centro di recupero rottami ferrosi in via San Dionigi attendendo l’arrivo dei primi “conferitori”. Immediato il traffico di furgoni, ma non solo, addirittura anche un soggetto che conduceva a fatica una bicicletta con appese due grosse borse piene di cavi di rame ancora inguainati. Fatta irruzione i militari si sono trovati di fronte ad un vero e proprio “treno di lavorazione” del rame, evidentemente  considerato il principale materiale del deposito (all’interno vi erano anche acciaio, alluminio, ottone).

Attorno a due furgoni 4 persone stavano scaricando un notevole quantitativo di cavi elettrici tranciati di fresco (probabilmente durante la notte) oltre a staffe, bullonerie, parti di rame probabilmente di origine ferroviaria. Accanto un apparato per la “sguainatura”, l’operazione che permette di togliere le guaine isolanti ai cavi elettrici. Vicno all’apparato due container: uno da 12 metri colmo di casse metalliche già riempite di rame lavorato pronto per la spedizione ad industrie compiacenti che acquistano il rame sottocosto per rifonderlo ottenendo materia prima purissima a basso costo (circa 2000 kg). L’altro container era riempito con il materiale ”greggio” portato dopo i furti: 3000 Kg di cavi ancora da “lavorare”. Negli uffici oltre 12mila euro in contanti che servivano per il pagamento in contanti dei “conferitori”. L’azienda è stata sequestrata.

A finire in manette sono state ben nove persone, (tutti pregiudicati per reati contro il patrimonio). Oltre ai quattro uomini pescati a consegnare il rame, anche il titolare e gli operai dell’azienda sono stati accusati di concorso in ricettazione. I nove arrestati sono poi stati condotti presso il carcere di San Vittore dove resteranno a disposizione dei magistrati ai quali dovranno spiegare tutte le sfaccettature della loro attività illecita e dei relativi proventi.  

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