Segrate

Tendopoli di Peschiera, dietrofront. Ma il prefetto: "Solo se si accolgono profughi negli altri comuni"

L'accoglienza diffusa nei comuni limitrofi come condizione per non fare più la tendopoli nell'ex caserma. Il nodo dell'amianto

Protesta contro la "tendopoli" di Peschiera (foto A. Gentile)

Un passo indietro ma ad una condizione. E' questa la situazione della "tendopoli" per ospitare circa trecento migranti e richiedenti asilo a Peschiera Borromeo, nell'ex base dell'aeronautica militare. Negli ultimi giorni si era diffusa la notizia che il prefetto di Milano, Alessandro Marangoni, avesse fatto dietrofront su questa idea, molto contestata a Peschiera non soltanto dal centrodestra (che, con Riccardo De corato di Fratelli d'Italia, aveva portato la questione addirittura nell'aula del Pirellone), ma anche dal sindaco Caterina Molinari, eletta col sostegno di due liste civiche di ispirazione di sinistra.

E qual è la condizione? Che - al posto della tendopoli - si realizzi quell'accoglienza "diffusa", cioè pochi migranti in ciascun comune ma molti comuni coinvolti, già concordata a livello nazionale dal ministero dell'interno e dall'associazione dei comuni italiani.

E' stata proprio Molinari a "smorzare" l'entusiasmo dei suoi concittadini, facendo notare che, all'atto pratico, questo impegno da parte dei sindaci del territorio intorno a Peschiera non c'è ancora. In particolare, soltanto i comuni di Pioltello e Pantigliate sono al momento disponibili a partecipare all'accoglienza diffusa. Insomma: è troppo presto per dire che la tendopoli non si farà. 

Resta però aperto il "nodo" dei rifiuti speciali presenti nell'ex caserma. L'amianto non sarebbe infatti compatibile con la realizzazione della tendopoli, anche se non si riuscisse ad attuare un'accoglienza nei comuni limitrofi. 

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