Coronavirus, Tajani (Comune di Milano) pranzerà in ristorante cinese contro le "fake news"

Organizzato per venerdì 31 gennaio con i vertici di Confcommercio e l'assessora Cristina Tajani

Cristina Tajani

Un pranzo in un ristorante cinese della zona di via Paolo Sarpi per combattere la psicosi da Coronavirus. Si terrà al Ramen di via Lomazzo 20, venerdì 31 gennaio, con appuntamento a mezzogiorno. Parteciperanno Francesco Wu, consigliere di Confcommercio Milano e referente per l'imprenditoria straniera; Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano; e Cristina Tajani, assessore alle attività produttive del Comune di Milano.

L'obiettivo è quello di «sensibilizzare i cittadini contro fake news e pregiudizi diffusi a seguito dell'emergenza Coronavirus», come si legge in una nota di Palazzo Marino. Pregiudizi che intanto producono i loro effetti. Le mascherine per il volto sarebbero in via di esaurimento (in alcune zone già esaurite). Il quartiere di via Paolo Sarpi, in particolare, registra picchi negativi di presenze, sia per lo shopping sia per pranzi e cene ai ristoranti. E nella stessa zona le chat di gruppo su Whatsapp dei genitori con figli piccoli "impazziscono". Non si parla d'altro.

L'Italia, paradossalmente, è tra i Paesi che si sta attrezzando meglio per rispondere alle criticità, proprio per evitare che si generino paure immotivate. Ad esempio, a Malpensa già da qualche giorno i passeggeri in arrivo dalla Cina vengono visitati da una task force di medici direttamente a bordo dell'aereo appena atterrato. Di casi reali, finora, nemmeno uno. Alcune persone, tutte provenienti da un recente viaggio in Cina, sono state visitate dai medici ospedalieri proprio per accertare che il Coronavirus non li avesse infettati. 

La lettera di Ats alle scuole: «Attività didattica può continuare regolarmente»

E l'Ats milanese ha inviato una comunicazione ad alcune scuole cittadine (che avevano chiesto chiarimenti su come comportarsi) per cercare di riportare la calma, rassicurando i genitori. «Non vi è necessità di implementare all’interno delle comunità scolastiche misure restrittive alla frequentazione di bambini cinesi in genere, e, più nello specifico, di coloro che hanno effettuato di recente viaggi in Cina», si legge nella nota di Ats: «L’attività didattica può quindi continuare regolarmente, senza limitazione di momenti di condivisione e contatti tra gli studenti».

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