Coronavirus, le storie dietro i numeri: morto Giuseppe, il "nonno vigile" che aiutava i bimbi

Il ricordo del sindaco Paolo Michele: "Intera comunità privata di una bellissima persona"

Giuseppe, a sinistra, in una foto pubblicata dal sindaco

Non sono cifre. Non sono numeri. Non sono dati da inserire nelle tabelle. Sono donne e uomini, madri e padri, nonni. Persone con una vita alle spalle e storie da raccontare, da ricordare. Come quella di Giuseppe Belviso, il nonno di Segrate che aveva una parola buona per tutti e che adesso è una delle vittime dell'emergenza Coronavirus, che nella sola Lombardia ha fatto già registrare oltre 17mila contagi e quasi 2mila vittime

A raccontare la sua storia, a dedicargli un ultimo saluto, è stato il sindaco del suo paese, Paolo Micheli. "Si chiamava Giuseppe Belviso ed era un nostro nonno vigile", ha scritto il primo cittadino su Facebook, insieme a una foto che lo ritrae "al lavoro" insieme a un amico. 

"È una perdita che priva l'intera comunità segratese di una bellissima persona. Rivolgo il mio cordoglio e quello della città ai familiari e agli amici - ha continuato il sindaco -. Lo ricorderemo sempre con grande affetto, in divisa come ritratto nella foto, a sinistra accanto al decano dei nonni vigili Luigi Marinelli. In particolare lo ricorderanno i bambini, le mamme, i papà e i nonni della scuola elementare di via De Amicis che aiutava nell'attraversamento della strada ormai da una decina d'anni".

Coronavirus, contagi e morti a Segrate

E anche a Segrate il Coronavirus continua a mietere vittime. "Oltre al nonno vigile altri due nostri concittadini sono deceduti. Segrate si stringe in un abbraccio anche attorno ai parenti di questi nostri due cari concittadini. Un dramma che pare non avere fine: ad oggi è arrivato a sei il numero di nostri concittadini vittime del Coronavirus - ha informato Micheli -. Si aggrava anche il bilancio delle persone che sono risultate positive che si aggiorna con tre nuovi casi, fortunatamente ci sono anche tre segratesi dimessi e in via di guarigione dopo il ricovero in ospedale".

"Ogni giorno viviamo con ansia quello che è diventato un vero e proprio bollettino di guerra, con un nemico invisibile e ancora molto forte, che siamo tenuti a combattere tutti insieme. Rinnovo l'accorato appello: restiamo a casa", ha proseguato il primo cittadino. 

"Nulla è più scontato, tutto è dono" 

"In queste ore per fortuna mi accompagnano i vostri messaggi, tantissimi e bellissimi. Mi scrivete in tanti per chiedermi come sto e anche per partecipare dell'esperienza tremenda ed angosciante che stiamo vivendo. Quello che mi state raccontando è il rendersi conto che nulla è più scontato - ha scritto il sindaco -. Ossia che tutto è dono: dal risveglio del mattino, al saluto ai propri familiari, a ogni piccolo risvolto della giornata che per alcuni, come mia moglie che rimane in casa tutto il giorno da sola con le bimbe, è tutta da riempire. Per altri, come i nostri medici, infermieri, personale ospedaliero e volontari in prima linea, ancora più impegnativa di prima. Grazie per i vostri messaggi". 

"Questo periodo di sospensione della nostra vita ci sta trasformando radicalmente - ha riflettuto Micheli -. Genera stupore, solidarietà, ci fa capire quelle che per noi sono davvero le persone importanti che oggi non possiamo abbracciare. Ma in questo momento ogni messaggio che ci arriva su Whatsapp ci racconta ancora di più di quanto potrebbe fare un abbraccio".

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"Oggi ho chiamato un nostro concittadino anziano che si trova in ospedale. Mi ha detto: «Signor Sindaco, ho paura per la mia famiglia». Ho risposto a lui quello che ripeto a tutti: non vi lasceremo soli. Fosse anche l'ultima cosa che faremo - ha assicurato il sindaco -. Istituzioni, personale sanitario, forze dell'ordine e volontari. Siamo qui per costruire una grande rete di sicurezza per tutte le persone in difficoltà". 

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