Da detenuti a operai specializzati: la nuova vita dei ragazzi del Beccaria

Dal 1989 la cooperativa Cidiesse offre ai giovani 'problematici' percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. Quest'anno l'attività festeggia il trentennale

Il laboratorio Cidiesse

In uno spazio industriale di mille metri quadri, al 338 di viale Monza, il lavoro diventa terapia per i ragazzi del carcere minorile Beccaria di Milano. Dal 1989 la cooperativa sociale Cidiesse accoglie adolescenti e giovani adulti per insegnargli a produrre quadri elettrici. Dopo un periodo di formazione gli ex detenuti diventano operai specializzati, acquisendo competenze direttamente spendibili nel mondo del lavoro. 

Cidiesse - che il 10 ottobre ha festeggiato 30 anni di attività - ha iniziato a proporre percorsi di inserimento lavorativo e sociale agli ex tossicodipendenti e oggi si occupa di ex detenuti e minori stranieri non accompagnati offrendo dieci postazioni per imparare un lavoro, ma non solo. Il metodo utilizzato infatti consente ai ragazzi anche di diventare "veri adulti e buoni cittadini", come ha sottolineato Massimo Garbagnoli, psicologo che segue il progetto, in occasione della giornata di festeggiamenti per il trentennale della coop. Al momento i giovani detenuti possono iniziare il percorso già all'interno del Beccaria, dove è stato allestito un laboratorio interno.

Le storie dei ragazzi

"Mi ricordo uno dei primi ragazzi assunti - ha raccontato il presidente della cooperativa, Antonio Baldissarri -, veniva da una famiglia di pregiudicati e quando è arrivato aveva due tatuaggi sulle braccia, uno con su scritto 'I love Calabria' e l'altro 'Onora il padre e la madre'. Amore per la patria e la famiglia sono certo valori positivi, ma assumevano tutt'altro significato, considerato il contesto da cui veniva il giovane. Lui aveva voglia soltanto di normalità e qui l'ha trovata. Seguendo un percorso lavorativo è riuscito a tenersi lontano dalla criminalità".

Un'altra storia, più recente, è quella di Aziz, un ragazzo che lo scorso luglio è riuscito a farsi assumere da una grossa ditta milanese dopo aver imparato a produrre quadri elettrici nella sede di Cidiesse. Aziz era arrivato in Italia a 16 anni come tanti altri stranieri: sbarcando a Lampedusa con un mezzo in pessime condizioni. A Milano, poi, ha dormito per settimane in stazione Centrale, prima che la questura lo affidasse a un centro per minori, che dopo un breve periodo lo ha presentato a Cidiesse. All'interno del laboratorio l'adolescente ha saputo dimostrare capacità e velocità di apprendimento. Due anni dopo ha trovato lavoro all'interno di una solida azienda di linee di servizi e domotica.

Il lavoro come terapia

"Qui i ragazzi cambiano davvero, perché hanno una seconda chance", ha affermato Baldissarri. L'obiettivo del progetto di Cidiesse - che assume regolarmente i giovani ex detenuti - è quello di fornire una concreta alternativa alla vita nella criminalità. E i risultati sembrano promettenti: "La percentuale di recidiva scende dal 70 al 30% - afferma il presidente -. Nel corso di 30 anni sono stati 200 gli inserimenti lavorativi seguiti".

Durante tutto il percorso i ragazzi vengono affiancati da un'équipe di psicologi ed educatori, che li motiva costantemente e mantiene i contatti con gli assistenti sociali. "Qui creiamo un ambiente stabile, sereno e onesto dove i ragazzi possono sviluppare la propria identità di lavoratori ma soprattutto di adulti veri", ha concluso Garbagnoli.

"In questo luogo - ha voluto sottolineare Annibale D'Elia, dell'assessorato alle politiche del lavoro del Comune di Milano -  non solo si offre lavoro ma lavoro di ottima qualità. Tutte le aziende dovrebbero seguire questo modello". 

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