Milano, sui Navigli compare uno striscione per esprimere solidarietà a Carola Rackete: foto

L'iniziativa è della rete Nocpr. Carola è rappresentata con i capelli al vento, con una nave

Lo striscione

A Milano, su un ponte che attraversa i Navigli in Darsena, è comparso uno striscione in Darsena con il volto di una Carola Rackete e la scritta 'solidarietà'. L'iniziativa è opera della rete Nocpr. Carola è rappresentata con i capelli al vento, come a cullare una nave, la sua Sea Watch 3.

"Lo facciamo - spiegano i promotori dello striscione - per segnalare una  buona notizia: il gip di Agrigento non convalida l’arresto e non applica alcuna misura restrittiva a Carola Rackete. La scelta di Lampedusa non è stata strumentale ma obbligatoria perchè i porti di Libia e Tunisia non sono stati ritenuti sicuri. Salvare vite umane non può e non deve essere reato".

"Resta il pensiero rivolto alle 42 persone che hanno subito un ingiusto prolungamento delle sofferenze dopo essere sopravvissute a un naufragio e che ora affrontano un destino ancora ignoto. A loro - proseguono gli organizzatori - e alla comandante di Sea Watch, che rappresenta coloro che disobbediscono alle leggi ingiuste, la nostra piena solidarietà".

"Continuiamo a lottare affinché le persone possano muoversi liberamente alla ricerca di una vita migliore. Senza correre il rischio di essere imprigionate da innocenti in luoghi dove i diritti umani non sono garantiti. No Cpr. Mai più lager né in Italia né altrove", concludono.

Carola Rackete libera: le motivazioni del gip

Ma perché il gip di Agrigento non ha convalidato l'arresto della comandante della Sea Watch? Secondo il magistrato Alessandra Vella, Carola Rackete «ha agito in adempimento di un dovere», quella di salvare i migranti. «Il dovere di soccorso dei naufraghi non si esaurisce con la mera presa a bordo dei naufraghi, ma nella loro conduzione al porto sicuro più vicino», scrive il gip nelle motivazioni.

E ancora: «L'attracco da parte della Sea Watch alla banchina del porto di Lampedusa, che era già da due giorni in acque territoriali, appare conforme al testo unico sull'immigrazione nella parte in cui fa obbligo al capitano e alle autorità nazionali indistintamente si prestare soccorso e prima assistenza allo straniero rintracciato in occasione dell'attraversamento irregolare della frontiera».

Il Gip sottolinea inoltre che «le navi della guardia di finanza sono considerate navi da guerra solo quando operano fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia una autorità consolare». «Nella fattispecie - dice il giudice - la nave della guardia di finanza operava al contrario in acque territoriali, all'interno del porto di Lampedusa».

Non applicabile il decreto sicurezza

Il Gip ritiene inoltre «che nessuna idoneità a comprimere gli obblighi gravanti sul capitano della Sea Watch 3, oltre che delle autorità nazionali, potevano rivestire le direttive ministeriali in materia di 'porti chiusi' o il provvedimento del ministro degli Interni di concerto con il Ministero della Difesa e delle Infrastrutture che faceva divieto di ingresso, transito e sosta alla nave, nel mare nazionale, trattandosi peraltro solo di divieto sanzionato da sanzione amministrativa».

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