Il barista e l'agente di viaggi che trafficavano uomini: 500 euro per 'scappare' da Milano

In manette un eritreo e un egiziano. Ogni viaggio per la Germania costava 500 euro

In cambio di soldi facevano sparire donne e uomini da Milano e li facevano riapparire all'estero. Per denaro, con una tariffa fissa, trovavano ai "passeggeri" un posto dove dormire, dove stare per 24 ore prima di iniziare il viaggio. Un viaggio curato da loro nei minimi dettagli, dalla partenza fino all'arrivo. 

Due uomini sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Milano in esecuzione di un mandato d'arresto europeo spiccato dalla polizia di Monaco di Baviera con le accuse di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e tratta di essere umani. 

Il barista e l'agente di viaggi

In cella sono finiti Danielo Nugusse, un eritreo di quarantadue anni già in passato nei guai per una vecchia indagine della procura di Brescia e gestore di un bar in zona Porta Venezia, e il suo socio Wahba Ala Eldin, egiziano di quarantasei anni e assunto da un'agenzia viaggi di via Faà di Bruno. 

I fari sui due si sono accesi quando la polizia tedesca ha fermato all'aeroporto di Monaco di Baviera alcuni cittadini eritrei con documenti falsi. I migranti, hanno accertato gli investigatori, arrivavano tuti dall'Italia, da Milano: una traccia che ha portato la polizia proprio a Nugusse e al suo socio. A quel punto le informazioni sono state condivise con la II sezione della Mobile, guidata dal dirigente Vittorio Latorre, che si è subito messa sulle tracce della coppia. 

Dall'Eritrea in Germania

Le indagini hanno accertato che tra il 2016 e il 2017 l'egiziano e l'eritreo sono riusciti a far approdare in Germania almeno cento migranti, tutti eritrei che venivano trovati nella zona della stazione Centrale. Con cinquecento euro gli stranieri si assicuravano una sorta di pacchetto che garantiva un appartamento in cui stare fino alla partenza e il successivo viaggio in aereo da Linate o Malpensa, in treno da Centrale o in bus da Lampugnano, con i biglietti che venivano fatti proprio nell'agenzia di cui era responsabile Wahba Ala Eldin. 

È verosimile, stando a quanto accertato dagli investigatori, che i trafficanti "milanesi" fossero parte di una cellula più ampia, capace di gestire tutta la tratta dall'Eritrea fino alla Germania, rispondendo anche alla necessità di documenti falsi. 

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A casa dei due soci, i poliziotti italiani e tedeschi hanno sequestrato cellulari, tablet e computer: da lì potrebbero arrivare elementi utili per ricostruire il resto della cellula.
 

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