"E' il momento per la violenza rivoluzionaria": le nuove Br al processo

Tensione all'appello bis contro i sette imputati delle nuove Br. Alcuni di loro lanciano proclami sull'uso delle armi, giovani in solidarietà vengono fatti sgomberare

Tensione al processo d'appello contro lenuove Br

A Milano si celebra il processo d'appello "bis" contro i militanti del partito comunista politico militare, le "nuove Br". E si accendono gli animi. Il processo nasce dal fatto che la Cassazione, a febbraio 2012, ha annullato le condanne a pene fino a 14 anni comminate durante il primo appello.

Mentre una trentina di giovani soprattutto orbitanti sul centro sociale Gramigna (Padova) ha organizzato un presidio davanti al tribunale con lo slogan "La rivoluzione e le lotte non si porcessano", all'interno dell'aula di tribunale Alfredo Davanzo (ritenuto l'ideologo del gruppo) ha proclamato che "è il momento giusto, viva la rivoluzione". Intanto i giudici hanno respinto le richieste di scarcerazione: i sette imputati restano quindi in carcere. Si tratta di Claudio Latino e Davide Bortolato, condannati a 14 anni e 7 mesi in appello, Vincenzo Sisi (13 anni e 5 mesi), Alfredo Davanzo (11 anni e 4 mesi) Bruno Ghirardi (10 anni e 10 mesi) Massimilano Toschi (10 anni e 8 mesi) e Massimilano Gaeta (8 anni). Tutte condanne, si è detto, annullate dalla Cassazione.

Vincenzo Sisi (presunto capo della cellula torinese), durante una dichiarazione spontanea, ha affermato che "solo con le armi si sovvertono i poteri, parlo come operaio comunista che ha preso le armi". E, come "gesto politico", ha annunciato la revoca della difesa. E Claudio Latino (presunto capo della cellula milanese) ha aggiunto che "noi non amiamo la violenza e non crediamo al mito della violenza, ma diventa inevitabile" Ha proseguito: "Nessuna classe dominante ha abbandonato il potere pacificamente. Invitiamo tutte le avanguardie operaie a organizzarsi". Dopo queste dichiarazioni, alcuni giovani e familiari (che indossavano t-shirt con scritto "Solidarietà") hanno approvato vivacemente e sono stati per questo fatti sgomberare dai giudici.

Sono stati due gli imputati che hanno revocato il mandato alla difesa come gesto politico: si tratta di Vincenzo Sisi e di Alfredo Davanzo, "anche se il gesto - ha spiegato Sisi - non diminuisce la fiducia che abbiamo per lui", riferendosi all'avvocato Giuseppe Pelazza. Sono quindi stati nominati due difensori d'ufficio che hanno chiesto termini per prepararsi al processo.

Come effetto, la corte ha cancellato l'udienza prevista per il 17 maggio: si tornerà in aula il 22 alle 10 per la requisitoria del pg Laura Barbaini, poi seguiranno le orazioni degli avvocati di parte civile. Nel pomeriggio dello stesso giorno la parola sarà dei difensori degli imputati, che termineranno il 28 maggio. Infine la camera di consiglio.

 

 

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