Tribunale Brevetti, dalla mozione Lega-5 Stelle alla Camera sparisce riferimento a Milano

Non c'è il riferimento al capoluogo lombardo per il trasferimento della sede londinese

Il governo Lega-5 Stelle ha portato alla Camera dei Deputati (e fatto approvare) la mozione con cui si chiede di trasferire il Tribunale Unificato dei Brevetti da Londra all'Italia. Il voto è avvenuto il 9 aprile 2019. Per stessa ammissione dell'eurodeputato della Lega Simone Billi, la mozione è stata frutto di «innumerevoli mediazioni».

Tra queste mediazioni certamente anche l'aver lasciato (inaspettatamente) non specificato il luogo di destinazione del Tub. Che doveva essere, in teoria, la città di Milano. Non solo e non tanto, ovviamente, perché in Regione Lombardia e a Palazzo Marino ci si era spesi parecchio in tal senso, ma soprattutto perché Milano è di fatto una delle capitali europee dei brevetti. E dunque la città italiana con le carte maggiormente in regola per accogliere la futura sede decentrata.

Tribunale dei Brevetti: di che cosa si tratta

Il Tribunale Unificato dei Brevetti è una struttura in realtà non ancora esistente. Quando sarà attivo consentirà di tutelare le idee depositate in tutti i Paesi aderenti al protocollo, anziché Paese per Paese, con un notevole risparmio di tempi e costi. Erano già state stabilite le tre sedi (Parigi, Monaco di Baviera e Londra) ma, con la Brexit, quella londinese potrebbe essere trasferita, anche se (contrariamente all'Agenzia del Farmaco) non si tratterebbe di un provvedimento automatico, soprattutto se il Regno Unito aderisse comunque al protocollo.

La sede parigina sarebbe in ogni caso quella principale e generale, mentre le altre due sarebbero specializzate in determinati settori. Quella teoricamente assegnata a Londra (l'unica che potrebbe essere trasferita, a Milano o altrove) sarebbe specializzata in chimica farmaceutica, metallurgia e life sciences.

Di Tribunale dei Brevetti a Milano si parla fin da quando sfumò il trasferimento dell'Agenzia del Farmaco in favore di Amsterdam (via sorteggio). Il sottosegretario Sandro Gozi si era speso, trovando anche una possibile sede in via San Barnaba. In seguito il Movimento 5 Stelle ne ha fatto un cavallo di battaglia, trovando anche la "sponda" del governatore lombardo, il leghista Attilio Fontana.

Pd, Fi e Fdi: «Governo nemico di Milano»

Tanto appoggio al capoluogo della Lombardia non è però evidentemente bastato se, alla fine, il governo ha preferito indicare un generico "Italia" nella mozione portata in aula a Montecitorio, bocciando invece le tre mozioni di minoranza (di Fdi, Pd e Fi) che citavano esplicitamente Milano come destinazione di una delle sedi del Tribunale. «La maggioranza toglie l'appoggio a Milano e presenta una mozione generica per la candidatura dell'Italia. Pur di non appoggiare la città del sindaco Beppe Sala», l'amaro commento del deputato milanese del Partito Democratico Emanuele Fiano.

«La Lombardia è la prima Regione italiana per deposito di brevetti e Milano ha tutti i requisiti logistici e le competenze giurisdizionali, professionali e imprenditoriali per ospitare la sezione specializzata, con aspettative di business di 350 milioni all'anno. Aver tolto il Nord dal simbolo non era solo una scelta di facciata ma di sostanza: Salvini e la Lega sono nemici di Milano», afferma Silvia Roggiani, segretaria metropolitana del Pd milanese.

Critico anche Carlo Fidanza, deputato milanese di Fratelli d'Italia: «Dal governo del cambiamento ci si aspetterebbe un pieno appoggio e gli sforzi massimi possibili per vedere attribuita a Milano la sede del Tribunale unico dei brevetti che oggi ha sede a Londra, ancor più dopo la mancata assegnazione di Ema, che ha rappresentato uno dei punti più bassi della politica estera, quando il sistema Lombardia fu abbandonato dal latitante governo del Pd. Ora però, invece che vedere il governo schierarsi per la candidatura di Milano, assistiamo a distinguo capziosi e incomprensibili fra mozioni che differiscono da quella di maggioranza per una sola parola: Milano».

«Il governo ci dica allora - conclude Fidanza - che altra sede ha in mente: se non a Milano dove? Sarà difficile oggi, soprattutto per gli amici della Lega, spiegare ai milanesi che si bocciano le mozioni a favore di Milano e si vota il testo che non la indica: è un paradosso incomprensibile e ingiustificabile. Il sostegno alla candidatura di Milano è un atto dovuto e lo pretendiamo».

E da Bruxelles interviene anche Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia: «Ci battiamo da tempo in Europa per arrivare ad ottenere questo risultato per l'Italia e la maggioranza giallo-verde vota una mozione in cui Milano non viene nemmeno citata. Sarà forse per compiacere i 5 Stelle, che hanno il vizietto di impegnarsi solo a favore delle città dove governano con i loro sindaci, come successo con il decreto salva Roma e con la vicenda delle Olimpiadi e delle Atp Finals?».

M5s prova a difendersi

Il Movimento 5 Stelle meneghino prova a difendersi dagli attacchi. Simone Sollazzo, capogruppo a Palazzo Marino, non può che ammettere che «nella mozione non sono presenti riferimenti espliciti alla città di Milano», ma aggiunge che «rimanere generici negli atti ufficiali permetterà al Governo di avere un più ampio raggio di azione nelle trattative che dovranno tenersi per raggiungere l’obiettivo». Per Sollazzo, «fare polemica non ha senso e danneggia solo l’azione italiana che invece avrebbe bisogno del pieno appoggio di tutte le forze politiche per non ripetere la brutta esperienza dell’Agenzia del Farmaco». 

Tutto sta a capire in che modo interpretare il «più ampio raggio d'azione» di cui parla il pentastellato milanese. Se vogliamo leggerlo in senso letterale, significa proprio tenersi aperto un territorio più ampio della sola città di Milano. Il Movimento 5 Stelle, quando si cercava di recuperare in extremis in Parlamento Europeo lo smacco dell'Agenzia del Farmaco, era stato l'unico partito italiano a votare a favore di un documento dell'Unione Europea in cui si dichiarava esplicitamente che la nuova sede dell'agenzia sarebbe stata Amsterdam.

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