Esh veadamà - Fuoco e terra. craft contemporaneo da Israele

Per celebrare l’inizio della quinta stagione espositiva, ESH Gallery è lieta di presentare la mostra “ESH VEADAMÀ – FUOCO e TERRA. Craft Contemporaneo da Israele”, un viaggio nel craft artistico d’Israele raccontato in tutte le sue sfaccettature.

La mostra è innanzitutto un modo per spiegare al pubblico il nome stesso della galleria, ESH che in lingua ebraica significa fuoco.
Dalla ceramica, al metallo, al gioiello contemporaneo, la collettiva celebra i paesaggi d’Israele e i colori del Medioriente come fonte di ispirazione unitamente al fuoco, elemento vivo, primordiale e necessario alla creazione.
Con questa mostra, indagando le tecniche tradizionali e la loro reinterpretazione contemporanea, ESH Gallery intende valorizzare uno dei linguaggi attuali di Israele attraverso le opere di cinque artisti che, seppur impiegando materiali e tecniche lontani tra loro, entrano in dialogo dando luce a connessioni sorprendenti.

Il titolo della mostra oltre ai significati immediati dei termini, strizza l’occhio anche ad una certa interpretazione cabalistica. La parola ESH (fuoco) è contenuta nell’incipit del Vecchio Testamento, bereshit, comunemente tradotta in principio: è l’inizio della creazione, è la scintilla, il termine che descrive il Big Bang!
ADAMÀ invece è la terra da plasmare: è la terra che Dio modella e attraverso la quale crea Adamo (adam), il primo uomo. L’uomo sarebbe solo DAM (sangue), ma grazie a Dio (l’Aleph) e al suo soffio prende vita e diventa ADAM; è la presenza divina in ciascuno di noi. Esh e Adamà dunque sono elementi connessi e complementari anche nella figura dell’artista che, sempre per l’antica tradizione ebraica, è ispirato e guidato direttamente da Dio. Quando Dio sceglie Bezalel, il primo artista incaricato di costruire l’Arca per contenere le tavole dei Dieci Comandamenti, viene - come dice il testo - “ricolmato d’ispirazione divina, saggezza e intuizione per ogni sorta di lavoro”. Così ci piace pensare che gli artisti presenti in questa mostra siano in tutto e per tutto i degni eredi di Bezalel.

Naama Haneman laureata all’Accademia di Arte e Design di Gerusalemme completa gli studi a Londra presso The Sir John Cass Faculty of Art, Architecture & Design (CASS).
Il materiale che predilige è il metallo, considerato dall’artista l’unico in grado di fondere insieme arte e design in un’unica pratica.
In particolare l’argento, elemento flessibile e malleabile, viene impiegato dalla Haneman per realizzare vasi caratterizzati da forme vicine al mondo organico. Le superfici delle sue opere sono definite infatti da un morbido movimento naturale che si sviluppa attraverso il continuo dialogo tra visibile e invisibile, permettendole di esprimere tutta la propria sensibilità.

Michal Fargo è una ceramista israeliana che vive a Berlino.
Ciò che colpisce del suo lavoro è la tecnica innovativa con cui rifinisce le superfici dei vasi in gres e terracotta. Caratterizzati da forme grezze e imperfette - simili ai paesaggi rocciosi osservati durante la propria infanzia - le sue opere si distinguono per una texture simile al tessuto, accentuata dall’uso di colori vivaci.
I lavori della Fargo non possono smettere di affascinare; la presenza di fibre sintetiche sulla superficie, infatti, consente alle sculture di confondere la percezione visiva e tattile dello spettatore, giocando con un materiale tradizionalmente rigido e rendendolo così morbido.
Il suo lavoro è stato selezionato dal prestigioso Loewe Craft Prize 2019 tra altri 28 finalisti provenienti da tutto il mondo.

In mostra anche alcune opere di Simcha Even-Chen, ceramista pluripremiata i cui lavori - già esposti alla ESH Gallery in occasione della bipersonale Equilibrium - sono entrati a fare parte di importanti collezioni museali.
Il suo interesse per la geometria legato all’utilizzo della tecnica raku, dà vita a sculture astratte, organiche e libere di svilupparsi nello spazio.
Tra i linguaggi più originali sarà presente la giovanissima Daniella Saraya, che, con i suoi gioielli in resina epossidica e minerali, esplora i limiti della sperimentazione tecnica tra rimandi ai colori della terra d’Israele, stratificazioni materiche e una ricerca concettuale incentrata sull’esperienza umana.
A fare da cornice alle pareti saranno esposte le Green Mars Architectures, una serie di fotografie con interventi a mano libera di Stefan Davidovici, rappresentanti architetture immaginarie nel paesaggio marziano.

L’esposizione offrirà l’occasione di porre l’attenzione sull’evoluzione dell’arte israeliana contemporanea eliminando le tradizionali barriere che distinguono il mondo del design dall’arte e dall’artigianato.

La mostra rientra negli eventi della prima edizione della Milano Jewelry Week organizzata da Artistar Jewels e patrocinata dal Comune di Milano.

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