Mostra fotografica di Valentina Tamborra dedicata al Nord Europa: dal 4 aprile al 7 giugno da Après Coup

“Mi Tular - Io sono il confine”, in anteprima nazionale il 4 aprile 2019 presso la Galleria Après-coup Arte di Milano, è un progetto di Valentina Tamborra, realizzato con il sostegno di Visit Norway nel giugno 2018 alle Isole Svalbard, luogo al centro della civiltà, ai margini del rumore. La mostra fa parte del circuito Photofestival 2019.

La mostra

La mostra fotografica di Valentina Tamborra, visitabile fino al 7 giugno, a cura della direttrice artistica della galleria Après-coup Arte, Sarah Lanzoni, costituisce una prima selezione del più ampio lavoro sul tema dei confini svolto dalla fotografa. Il progetto è ancora in corso di svolgimento e va inteso come un percorso di studio, approfondimento e riscoperta delle isole Svalbard e dei suoi abitanti, anche per questo destinato a subire ulteriori evoluzioni in futuro.

L'artista

Valentina Tamborra, classe 1983, vive e lavora a Milano. Si occupa principalmente di reportage e ritratto e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine.

Dal 2016 collabora con alcune fra le principali ONG come AMREF, MSF e Albero della Vita. Doppia Luce, il suo primo grande progetto personale, dopo essere stato una mostra è diventato un ciclo di conferenze presso NABA (Nuova Accademia di Belle Arti) a Milano.

Nell’aprile 2018 ha vinto il Premio AIF Nuova Fotografia al Photofestival di Milano. “Mi Tular” in antico etrusco significa “Io sono il confine”.

In questo lembo di terra ghiacciata incastonato nel Mar Glaciale Artico, orsi polari e uomini si contendono un confine invisibile. La parola “Tular” riporta alla mente il mito dell’Ultima Thule, l’ultima isola al di là del mondo conosciuto. Per lungo tempo le Svalbard - isole dove in inverno la temperatura scende fino a -35°, la luce è un miraggio che dura poche ore al giorno e gli orsi polari superano numericamente gli abitanti - sono state meta di lavoro per un periodo limitato, luogo di passaggio in cui fare qualche soldo per costruire poi la propria vita sulla terraferma. Tuttavia, negli ultimi anni qualcosa è cambiato: le persone che decidono di rimanere sono sempre più numerose. Ad oggi, si contano circa 2200 abitanti e 3500 orsi polari.

40 nazionalità diverse

Una società variegata e multietnica: 40 le nazionalità presenti sull’arcipelago, anche grazie al Trattato delle Svalbard, il cui articolo numero 3 sancisce la piena libertà di diventare cittadino legittimo senza necessità di visto.

Valentina Tamborra è andata a scoprire più da vicino chi sono le persone che hanno deciso di stabilirsi in questo remoto angolo di mondo, da loro stesse definito una “bolla”. Minatori e scienziati, allevatori di cani da slitta, filosofi che per sbarcare il lunario fanno gli idraulici, chef che aprono ristoranti gourmet con la più grande selezione di vini in Europa in un luogo dove l’alcol è razionato, un minatore, uno degli ultimi, che nel tempo libero scrive fiabe per bambini e redige un vero e proprio “giornale della miniera”, maestri elementari che dividono il lavoro in cattedra con quello in prima linea, non solo insegnanti, anche pompieri e guide turistiche con i loro cani da slitta, uomini ambiziosi che, mentre costruiscono una barca per solcare i mari dal Polo Nord al Polo Sud, trovano il tempo di avviare un progetto enorme, l’Arctic World Archive, la più grande “biblioteca\archivio” di tutto il sapere del mondo all’interno di una miniera dismessa e di mettere in piedi un coro composto da minatori, un prete, il direttore dell’ospedale e un carpentiere. Un coro che si esibisce in un importante concerto che ha luogo una sola volta l’anno, richiamando tutti gli abitanti.

Le opere d’arte contemporanea sono esposte e in vendita dal martedì al sabato dalle 8:30 alle 22, mentre per la vendita gli orari sono da martedì a sabato dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 18:30 o ancora su appuntamento.

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